"Frammenti di Vita" mette in mostra l'inestinguibile curiosità di una fotografa di strada innamorata della natura umana
Custodire l'evolversi di una sensazione è l'epilogo più dolce per un fotografo. Scattare una fotografia vuol dire rendersi testimoni di qualcosa che non ci appartiene, che ci è stato concesso; crea un'opportunità, una scarica elettrica che si diffonde velocemente nel corpo attivando ogni fibra del nostro istinto interiore. La vera differenza tra chi assiste solo all'evento e chi lo conserva in fotografia è il coraggio del primo passo: credere che, ogni volta, quell'incontro cambierà tutto.
Di incontri, Ivana Politi, in tutto l'arco del suo percorso da fotografa di strada, ne ha avuti molti, differenti e nel segno dell'amicizia. Cresciuta in un paese nell'entroterra ennese, Ivana si è spostata presto a Dublino, poi a Bergamo e in ultimo a Catania, la città dove tutt'ora lavora. Tanti spostamenti e lingue, ma un'unica fedelissima compagna di avventure: la fotografia, scoperta in giovanissima età e mai abbandonata. Ogni incontro, mi assicura lei, è stato speciale: «in tutti quelli che ho deciso di custodire gelosamente nel mio archivio - mi racconta, scorrendo le fotografie sullo schermo - non ce n'è uno in cui non mi sia ritrovata in quelle emozioni. La fotografia è la mia splendida scappatoia».
La mostra fotografica "Frammenti di Vita", visitabile fino al 15 Marzo 2026 presso il Centro Culturale Il Purgatorio, a Centuripe (EN), è l'occasione perfetta per rendere giustizia a quegli incontri che hanno puntellato la prima fase della sua avventura fotografica. Un esordio nella sfera culturale italiana che Ivana non vive come un traguardo finale, ma come una partenza verso rotte ancora inesplorate. Di quelle visioni e quelle rotte senza nome ne abbiamo parlato in questa intervista.
Intervista
Tra tutti gli incontri della tua vita, quello con la fotografia rientra sicuramente tra i più speciali. Quanto conta lei nel tuo quotidiano?
Ti direi molto. Porto sempre la fotocamera con me, in qualsiasi occasione. Anche quando mi dimentico di metterla in borsa, o mi ritrovo in una situazione improponibile per scattare una fotografia, faccio finta di avercela addosso: fotografo con gli occhi, per conservare il più possibile quel momento nella mia memoria. È un buon esercizio, a volte tanto suggestivo da essere quasi reale. Ciononostante, quando non è con me, ne sento la mancanza, come se fosse una vecchia amica. Potrei quasi dirti che la fotografia scandisce le mie giornate!

È un amore sbocciato fin da subito?
In giovanissima età. Mi sono avvicinata alla fotografia quasi per gioco. Nessuno in famiglia aveva questa passione. Nasce quindi tutto da me, come inconsciamente nascono molte delle passioni che da bambini ci trasciniamo fino alla vecchiaia.
Pensare al mio rapporto con la fotografia mi fa sorridere, sai? Sono la meno creativa della famiglia. I miei genitori sono sarti; mia sorella è una pittrice di ceramiche incredibilmente brava con i pennelli e il disegno; viceversa, io sono sempre stata negata con le arti manuali, zero fantasia e poca propensione all'azione [ride]. In qualche modo scegliere la fotografia (o lei che ha scelto me, se vogliamo) è stata un atto di ribellione e scoperta. Era un amore destinato a sbocciare, prima o poi. A volte, scherzando, dico ai miei famigliari che devono ringraziarmi per i ricordi che oggi conserviamo gelosamente negli album. Sono l'unica che scatta fotografie durante le feste e le ricorrenze di famiglia [ride].
Sei cresciuta in un piccolo paese in provincia di Enna (Centuripe). Il quotidiano, in questi luoghi, scorre con lentezza e con rituali che solo chi ha vissuto quelle realtà può conoscere davvero. Creativamente parlando, quanto ti ha condizionato vivere in un ambiente così rurale?
Tantissimo! Centuripe è un paese di circa 5000 abitanti. Tutti si conoscono e tutti sanno riconoscere, a chilometri di distanza, un viso non familiare [ride]. Crescere in queste zone ha alimentato la mia curiosità e l'amore per la Sicilia. Credo che molta della mia sensibilità sia frutto degli odori, dei sapori e dei colori che hanno dipinto gran parte della mia infanzia. Alcune delle prime fotografie scattate riprendono infatti scene contadine, paesaggi rurali e momenti di riunione in famiglia. Soggetti che cerco ancora in fotografia. Seppur mi sposto spesso per lavoro, guardo sempre a Centuripe con nostalgia. È un luogo a cui tengo tanto!

E poi è arrivata la fotografia di strada. Un fulmine a ciel sereno per una fotografa abituata fino a quel momento ad inquadrare unicamente la sua famiglia e gli scorci vicino casa. Raccontami di questo incontro
Penso di aver iniziato a praticare questo genere senza sapere cosa stessi facendo. Anzi, ti dirò di più, e so che questo potrebbe destabilizzarti: scattavo fotografie di strada per poi cancellarle subito dopo, per vergogna. Ero piccola. Mi è rimasto davvero poco dell'archivio fotografico di me adolescente. Forse ho salvato qualcosa dei miei soggiorni in Irlanda e Bergamo, e poco più. Un tempo credevo che appropriarmi di momenti che non mi appartenessero non fosse giusto, che fosse immorale. Così cancellavo le fotografie (chissà quante di queste erano buone!).
Fare fotografia di strada è un modo di esprimersi e rendersi partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, come se si stesse svolgendo un film e io fossi lì a immortale le scene clou - Ivana Politi
Andando avanti negli anni, ho capito quanto fossi stata stupida a non approfondire cosa significasse catturare e conservare quei momenti. Il perché, soprattutto, fossi spinta a cancellarli. Mi ha aiutato molto guardarmi intorno. Vedendo tanti altri occuparsi di Street Photography, ho intravisto un universo meraviglioso, concentrato si, sul quotidiano degli estranei, ma non per questo strettamente irruente e ostile. Fare fotografia di strada è un modo di esprimersi e rendersi partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, come se si stesse svolgendo un film e io fossi lì a immortale le scene clou. I "Frammenti di Vita" che ho messo in mostra a Centuripe non sono altro che questo: scene di vita che porto tutt'ora nel cuore.
La scelta del titolo "Frammenti di Vita" lascia presagire una responsabilità nei confronti di alcuni momenti ritenuti più speciali di altri. Quali sono quei "frammenti" per Ivana Politi? E quanto contano?
Sono momenti che mi tengono incollata all'esistenza umana. Scene che mi trasmettono sensazioni, che mi fanno ridere, piangere, venire voglia di rendermi partecipe di quelle emozioni. A volte sono istanti malinconici, nostalgici, come quelli che riprendono vecchie tradizioni siciliane e luoghi iconici; più spesso, sono momenti che parlano di amore, affetto, religione: una fotografia fatta soprattutto di persone, perché le persone mi affascinano tantissimo e arricchiscono ogni cosa.




La mostra "Frammenti di Vita", in esposizione al Centro Culturale Il Purgatorio (EN). Fotografie di © Ivana Politi
Ogni instante catturato racconta l'evolversi di un'emozione. E conta moltissimo. Non credo esistano momenti migliori e peggiori; quelli che conservo sono quelli che mi hanno trasmesso qualcosa. La fotografia mi permette di pormi numerose domande e di farmi viaggiare nel tempo e nello spazio. Rivedendo oggi quelle immagini in mostra, mi chiedo che fine abbiano fatto quelle persone, se stiano ancora insieme, se hanno realizzato i loro sogni. È una follia, lo so [ride], ma non posso non vedere nell'ordinario una magia che mi riempie il cuore di gioia.
In una fotografia viscerale come la tua, quale valore acquisisce l'aspetto tecnico? È una componente che guardi con attenzione?
La parte tecnica è importantissima. Non a caso, è una faccenda che sto cercando di sviluppare di più nell'ultimo periodo. Nel tempo, la fotografia mi ha permesso di superare molte paure. Mi offre giornalmente delle sfide da vincere e delle emozioni da gestire. Sono molto grata di questo. Tuttavia, mi piacerebbe poter prendere quelle "emozioni" e renderle più efficaci visivamente. Questo richiede tempo. E tanto studio. Voglio gestire meglio la luce, le inquadrature e i tempi di scatto. Mi piacerebbe potermi avvicinare di più ai soggetti e costruire storie che sappiano trafiggere da più lati. In poche parole, potermi affidare a qualcosa che vada oltre l'occhio e la fortuna. Seppur mi possa ritenere soddisfatta delle immagini scattate fino ad ora, voglio ancora migliorare. Non sono tipo da rimanere ferma [ride].

Eppure una costante nelle tue fotografie è rappresentata dal colore. Dai temi scelti e dalle scene inquadrate mi pare di capire che questo aspetto sia qualcosa che va oltre l'universo fotografico, o mi sbaglio?
Amo i colori in generale! Molti di quelli che indosso e che ricerco in fotografia sono legati ad emozioni specifiche. O alla mia infanzia. Ricordo ancora quando mia madre mi incoraggiava da piccola a vestirmi di giallo. Sembravo un limone. Oggi è tra i miei colori preferiti. Mi piace anche molto il verde! Mangio tutto quello che ha questo colore [ride]. Sono quindi molto legata a tutto quello che è colorato. Credo che l'ossessione di imprimere tale concetto nelle fotografie sia dovuto ad un aspetto della mia personalità che altrimenti andrebbe sommerso dalla mia naturale timidezza. I colori sono esplosivi, emotivi, dinamici. Per questo li adoro!
Si dice che molte mostre nascono dall'individuazione di alcune immagini simbolo. Del tipo, guardo una fotografia e capisco che quella potrebbe reggere qualsiasi argomentazione. È stato così anche per "Frammenti di Vita"?
Sapevo che me l'avresti fatta! Mi sono preparata a questa domanda [ride]. Certamente ci sono alcune fotografie a cui tengo di più. Non tanto per il valore artistico ma per quello che si trascinano addosso. Una in particolare è diventata il mio portafortuna. È una fotografia scattata sul traghetto che porta da Messina a Reggio Calabria. Mi trovavo lì in conclusione di una vacanza con la famiglia. Dopo aver percorso un lungo corridoio, mi sono trovata di fronte a questa scena: tante coppie, alcune di innamorati e altre di amici; lo sguardo rivolto verso l'orizzonte e il cuore verso la persona più cara. Mi sono molto emozionata a vedere questa cosa! Da siciliana, il traghetto rappresenta il ritorno alla propria terra e l'apertura verso l'ignoto. Era una fotografia di una tenerezza particolare. Forse unica. Non potevo non scattarla! L'immagine è tra quelle che apre la mostra di "Frammenti di Vita".
In passato, hai già esposto in collettive di fotografie di strada. "Frammenti di Vita", però, è speciale: è la tua prima mostra totalmente dedicata al tuo archivio. Cosa vuol dire per una giovane autrice dare avvio alla sua prima mostra? E come l'hai curata?
Esporsi così è stato forse un pò un azzardo. Pur scattando da diversi anni, sono ancora dell'idea di avere tantissimo da imparare. Una mostra è una bella responsabilità! Ma sai cosa? Quando il sindaco di Centuripe mi ha proposto di esporre le mie fotografie, mi sono detta: "perché no? Proviamoci, dopotutto non ho niente da perdere!". Lui è una persona che ama molto l'arte. Ha vissuto per trent'anni a Firenze e ha sempre gestito eventi culturali. Conoscendo la mia fotografia di strada sapeva che gli spazi del "Purgatorio" - una chiesa sconsacrata restaurata negli anni '90 - sarebbero stati perfetti per me. È uno spazio molto bello, che esprime rigore e suggestione. Appena entri, percepisci una strana magia.
Le fotografie in mostra sono una trentina, divise su due file e con un una parete centrale che completa il percorso di curatela. Nella visione del lavoro, non c'è un verso giusto né un ordine prestabilito. Ogni immagine può essere vista singolarmente o in gruppo. L'unica guida, se vogliamo definirla così, è data dalla contrapposizione speculare di immagini a colori e bianco e nero. So che è rischioso metterle entrambe! Tuttavia, ambedue i frammenti rappresentano momenti importanti del mio percorso da fotografa. Come nella vita, a volte si guarda a colori e a volte in bianco e nero. Credo che questo rispecchi la coerenza del mio sguardo.
Come pensi risponderà il pubblico?
Sono pronta a tutto! Non voglio farmi delle aspettative. Non ne voglio avere perché è una cosa mia, che voglio condividere con gli altri. Mi incuriosisce solo sapere quali pensieri susciteranno la visione delle fotografie e come verranno interpretate dalle persone. Se potessi, mi mimetizzerei tra loro per sentire cos'hanno da dire [ride]. E poi sono molto aperta alle critiche! Se c'è una cosa che mi ha fatto crescere tantissimo in questi anni è stato il continuo confronto con altri fotografi e fotografe provenienti da tutta Italia. Alcuni oggi sono miei cari amici e amiche. In qualche modo, se ho avuto il coraggio di espormi così tanto, è anche merito loro.
Cosa c'è dopo "Frammenti di Vita"?
Mi piacerebbe raccontare la mia terra, sotto un altro punto di vista. Vorrei scardinare la solita retorica dell'isola fatta di mare per aprire lo sguardo verso nuovi orizzonti meno scontati. "Frammenti di Vita" è solo il punto di partenza.





"Frammenti di Vita", 2025 di © Ivana Politi
Chi è Ivana Politi?
Ivana Politi è una fotografa siciliana. Ha vissuto nel tempo tra Enna, Dublino, Bergamo, Siracusa e Catania. Questa continua mobilità ha alimentato il suo sguardo curioso e attento, oggi alla base della sua ricerca fotografica. Alterna la vita tra Catania e il suo paese d’origine, trovando ispirazione nei dettagli della quotidianità. Qui il suo Instagram.

Frammenti di Vita
Mostra di Ivana Politi. Presso Centro Culturale "Il Purgatorio" (EN). Visitabile fino al 15 Marzo 2026.
Maggiori Informazioni ◎

Fare la differenza ✌︎
Uno spazio, un momento, un'istante dedicati totalmente alla fotografia italiana e a quella meno sotto i riflettori. Con un tuo piccolo contributo, possiamo continuare insieme a rendere questa direzione editoriale non più un'eccezione alla regola ma un esempio da seguire: fare, insomma, la differenza nel settore fotografia in Italia. Vuoi essere dei nostri?
Dona o Abbonati al Blog
