Michael Wolf e la sua Street Photography casalinga

Michael Wolf e la sua Street Photography casalinga

Si cammina, si cammina davvero tanto quando si fa Street Photography da soli o in compagnia. Non avere una destinazione ben precisa nel nostro canovaccio mentale, ci porta ad affrontare lunghe e tonificanti “escursioni”, anche per vari chilometri nelle nostre città.

Per questo ogni tanto ci chiediamo a malincuore: ma è possibile fare Street Photography restando comodamente a casa? Michael Wolf direbbe di si!

Street Photography casalinga: un diverso modo di concepire il genere fotografico

Nel 2011 la scandalosa — secondo alcuni critici e amanti della fotografia — menzione d’onore del World Press Photo al fotografo tedesco Michael Wolf, ha scaturito una serie di malcontenti.

I gran Guru della fotografia si sono chiesti come sia stato possibile premiare un progetto fotografico, in un contesto così sacro e monumentale come quello del World Press Photo, realizzato stando comodamente a casa davanti al proprio PC.

© Michael Wolf

Il concorso sul fotogiornalismo più importante al mondo si era permesso di dar voce in capitolo a qualcosa che non era nata da un lungo viaggio o da una pericolosa traversata in qualche zona “calda” del nostro pianeta, ma ad una serie di fotografie che sono fruibili a tutti e che non sono state scattate da Michael Wolf in persona. Avete letto bene: le fotografie non sono state realizzate da lui, ma dall’occhio sempre vigile e attento di Google Street View.

Il fotografo tedesco ha infatti passato ore e ore della sua giornata a navigare per il web tramite la piattaforma di “Google Maps” — quella che utilizziamo tutti noi quando ci perdiamo disperatamente per le strade di una città a noi ignota — alla ricerca di quegli eventi unici, irriverenti e bizzarri nei meandri di tutto il mondo, a qualsiasi ora del giorno.

Niente è sfuggito alle fotocamere della nota azienda americana che, scattando diverse immagini ad un altezza di 3m a 360°, hanno registrato l’inverosimile in una frazione di secondo.

© Michael Wolf

Gente che cade dalla bicicletta, passanti vestiti in modo appariscente, bambini in visibilio di fronte ad un idrante e addirittura un uomo che fa i bisogni dietro ad una macchina: questi sono solo alcune delle scene prese di bersaglio da Michael Wolf e dai sensori delle macchine di Google. Le stesse scene che ci ricordano, per certi versi, le nostre immagini di fotografia di strada più amate — soprattutto quelle a sfondo satirico.

Qual’è la vera differenza direte voi? Averle catturate tramite uno strumento diverso dalla macchina fotografica — e soprattutto averle scovate sul web, lì dove ogni giorno passiamo gran parte del nostro tempo. Se ci pensiamo è una cosa talmente stupida da diventare eclatante!

Ma allora questa non è Street Photography! Oppure no?

So già cosa starete pensando: ma realizzando un progetto di questo genere, non si rovina completamente tutta l’esperienza offerta dall’andarsi a cacciare l’immagine e dal realizzarla con i propri mezzi? Si e no vi risponderei io.

Nel panorama fotografico contemporaneo si sta iniziando a dar maggior valore all’idea, al ruolo del curatore e del ricercatore della fotografia -passata e presente.

Colui che scova, ricerca ed eleva immagini già immagazzinate nei nostri archivi, o in quelli online, prende in prestito il lavoro altrui, portandolo molte volte alla luce — quelle stesse immagini potrebbero essere perse, distrutte o non valorizzate senza il lavoro di alcune figure professionali.

© Michael Wolf

Il ciclo di questa procedura è potenzialmente infinito: più immagini hanno concettualmente più chiavi di lettura e più linee narrative, sta ovviamente al fotografo saper costruire intorno ad esse una storia plausibile — la cosiddetta era post fotografica.

Ed allora anche fotografie scattate da un mezzo così freddo, oggettivo e distaccato, come le telecamere della Google, diventano altro, acquistano valore all’interno della serie fotografica di Michael Wolf. Anche perché, se ci pensiamo bene, le immagini riportate dal fotografo sono solo alcune di quelle presenti all’interno della piattaforma.

Mi entusiasma sapere che, molto probabilmente, siano presenti altre perle di questo genere che ancora non sono state viste o notate — tra l’altro Google aggiorna ogni tot anni la piattaforma, quindi saranno presenti altri immagini nascoste chissà dove!

E si, non sarà lo stesso di sentire l’odore della strada, del percepire il momento decisivo o l’osservare con trepidazione una scena che si sta evolvendo davanti a noi, ma vi posso assicurare che siamo molto vicini a quelle gioie ritrovabili ogni giorno camminando normalmente per le nostre città, con la nostra macchina fotografica.

Di fronte al proprio PC, con una tazza di Tè e munti di pazienza, si fa il giro del mondo in poche ore. Si possono scovare delle scene davvero inverosimili e surreali. E così in questa nuova era, lontani dagli innumerevoli megapixel delle fotocamere moderne, e lontani da quella perfezione compositiva proposta da autori come Henri Cartier-Bresson, entriamo a contatto con un’idea di Street Photography differente.

Una Street che ha bisogno di essere accolta ed analizzata da noi: coloro che la vivono ogni giorno con i mezzi tradizionali. Questa è solo una delle tante modalità per poterlo fare!

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