Questi sono mesi accesissimi per chi ama le mostre, le riviste e i libri di fotografia. In relazione a quella che sembra essere una crescente attenzione rivolta al settore fotografico (speriamo non si fermi!), è uscita tantissima roba sul mercato. E io che tendo sempre a spendere malissimo i miei risparmi ci sono cascato di nuovo. Non vedo l'ora di parlarti dei nuovi acquisti e di questa attivissima sfera indipendente.
Nel mentre organizzo le successive rubriche, in questo appuntamento mensile di "Questa è roba da fotografi!", la rubrica dove ti parlo di contenitori cartacei e eventi di fotografia, ho raccolto le letture e visioni dei mesi di Dicembre e Gennaio 2025. Mesi freddissimi ma pieni di cose interessanti (e di tanto, tantissimo, cibo).
Nelle letture di oggi: una biografia, un progetto e un documentario.
Fin qui. Fotografia di una vita
di Fabrizio Ferri (Rizzoli, 2025)
Non credo sia un segreto: amo le biografie sui fotografi! E il motivo è semplice: sono lo strumento migliore per dipanare quell'ingarbugliatissimo filo sentimentale che spesso ci allontana dallo scovare le reali motivazioni dietro ai grandi lavori. Perché leggendo come nascono le cose, ecco che, d'un tratto, tutto ci è più chiaro.
Normalmente acquisto biografie di autori che già conosco. Lo faccio per approfondire la loro storia, la prospettiva artistica e gli sviluppi dei lavori che li hanno resi dei "maestri". A volte, anche per capire come l'arte, nel periodo in cui hanno vissuto, si sia insinuata nel tessuto sociale. In questo caso è accaduto il contrario. Questa biografia è caduta dall'albero. Me l'ha regalata papà, che trionfalmente mi ha detto: «l'ho presa perché so che ti piace il bianco e nero».
"Fin qui. Fotografia di una vita" di Fabrizio Ferri è, all'apparenza, una biografia come altre. Parla del lavoro di Ferri, dei suoi incontri speciali e della sua infanzia tratteggiata dalla militanza politica dei genitori e dalle esperienze estere. Scorrendo le pagine, si capisce però che il volume è molto di più. Non vuole essere solo un espediente per mettere ordine ad una vita artistica piena di soddisfazioni e innumerevoli sbagli, ma un'occasione per prendersi il tempo di riflettere sul valore della fotografia nell'esistenza di Ferri. E farne così, in qualche modo, un elogio.
Se amo le biografie - e questo ormai penso sia assodato, no? - devo ammettere, di contro, di non essere un grande estimatore della fotografia di moda (Fabrizio Ferri è tra gli autori più prolifici del genere). Non perché non ne riconosca il valore comunicativo, anzi; alcune riviste, in passato, hanno travalicato il concetto stesso di "commerciale" per abbracciare quello sociale. Ma più che altro per un vasta produzione contemporanea che alla lunga rischia di diventare scontata.
"Fin qui. Fotografia di una vita" mi ha invece stupito. Fotograficamente, in primo luogo, perché Ferri è davvero bravo! Le sue fotografie esprimono calma, sensualità e un'attenzione particolare rivolta all'umore delle modelle. Lo stupore maggiore è però rivolto alla narrazione che Ferri fa dell'universo fotografico: le esperienze con le riviste e le modelle, la creazione del "Superstudio" e la gestione dei set in giro per il globo rappresentano informazioni vitali per ogni appassionato.
A fronte di una prosa a volte arzigogolata e di digressioni magari evitabili, rimane una biografia ricchissima di contenuti. Di belle fotografie. Di giuste parole rivolte a chi ha reso Fabrizio Ferri quello che è oggi, nel bene e nel male. Un'ottima scelta per chi ama la fotografia di moda o per chi ne sta studiando il contesto italiano.
Il volume costa 25 euro. Puoi acquistare una copia del libro nella tua libreria di fiducia, sul sito dell'editore o su Amazon.



Qualche pagina interna di "Fin qui. Fotografia di una vita", di Fabrizio Ferri (Rizzoli, 2025)
Memento Mori
di Luciano Cassese (2024)
Non c'è cosa più impietosa del passaggio del tempo. Come una spada pronta a trafiggere il nemico, il tempo governa ogni vicenda umana, lasciando a noi poveri malcapitati - uomini e donne di fronte ad un destino incrollabile - poco spazio di manovra. Ma è proprio in quell'impercettibile spazio di movimento che possiamo scegliere di non farci trascinare dal peso dell'esistenza, e quindi sentirci "vivi".
In "Memento Mori", Luciano Cassese sottolinea proprio questo fondamentale esercizio alla base del pensiero stoico. Giocando sul rapporto tra morte e vita, tra un tempo dilatato - quello storico - e quello immediato - dell'esistenza del singolo individuo -, il fotografo napoletano instaura un dialogo tra filosofia e fotografia, sfruttando la tecnica della lunga esposizione per conferire ai luoghi urbani un'aurea di sontuosa perpetuità e all'uomo, di conseguenza, una natura transitoria.
Il libro, gentilmente inviatomi dall'autore, è un autoproduzione costruita per guidare gli osservatori a porsi domande e ad esplorare i confini della propria psiche. Luciano Cassese è, prima di tutto, uno psicologo. Nel suo canale Youtube, PhoTherapy, si impegna a tirare fuori dall'esercizio di scattare fotografie stimoli per superare paure e migliorare il proprio rapporto con sé stessi.
Le intenzioni di "Memento Mori" sono quindi chiare fin da subito. Negli scritti, suddivisi in tre sezioni (Direzione, Ego e Memento Vitae), e nelle fotografie, scolpite nel bianco e nero, Luciano ci lascia inoltrare nel cuore del discorso filosofico, offrendoci spunti e visioni per accettare le fragilità dell'esistenza umana.
Contempla la morte e questi inutili pesi svaniranno. Non cercare il giudizio degli altri, un ruolo da interpretare, un peso da portare. Goditi piuttosto ogni istante di questo dono chiamato vita - Luciano Cassese, in "Memento Mori"
Un libro sperimentale, nella forma e nei contenuti, che sfiora un tema complicatissimo riducendocelo in poche pagine. Seppur la tecnica della lunga esposizione, alla lunga - perdonami il gioco di parole! -, possa risultare estenuante e ripetitiva, ho comunque apprezzato il connubio tra immagini e riflessioni filosofiche. È un buon inizio, diciamo. Sono convinto che "Memento Mori" sia solo una delle tappe di un lungo viaggio. Un viaggio che, per chi apprezza PhoTherapy e la fotografia, può rendersi collettivo con la visione del lavoro.
Il volume costa 12,90 euro. Puoi acquistare una copia del libro su Amazon o contattando l'autore.



Qualche pagina interna di "Memento Mori", di Luciano Cassese (2024)
Don't Blink
di Laura Israel (2015)
"Don't Blink", recita il titolo dell'ultimo documentario dedicato alla straordinaria esistenza di Robert Frank. Una frase eloquente, tanto cara a noi fotografi. Ma soprattutto: in pieno stile Frank. Perché Robert, in tutto l'arco della sua carriera come artista visivo, da quel The Americans, una delle opere fotografiche più influenti del XX Secolo, fino al criticatissimo documentario sui Rolling Stones, Cocksucker Blues, mai pubblicato per la troppa licenziosità dei contenuti, non ha mai smesso di "guardare" a fondo quella realtà - la nostra, la sua - spesso fin troppo crudele.
Uno tra più grandi della fotografia contemporanea, si "spoglia" delicatamente davanti alla cinepresa di Laura Israel - all'epoca sua collaboratrice - per raccontarci, vagando tra le stanze dei suoi studi e la polvere degli archivi, come dalla lontana e noiosa Svizzera sia approdato all'effervescente e spietata America: il paese dei sogni, dei poeti e dei personaggi - e lo si vede! - davvero singolari. Un lungometraggio incentrato sull'aspetto umano e sulla visione artistica di Robert, piuttosto che sulle sue opere, comunque citate e mostrate durante le riprese.
Me lo sono goduto a pieno! Non perché il documentario sia registicamente eccelso. Non è una cosa al "Sale della Terra", di Wim Wenders, per intenderci. Non veniamo trasportati dentro paesaggi mozzafiato né guidati da musiche ancestrali. "Don't Blink" è proprio l'opposto. È sconclusionato. Caotico. Didascalico. Nelle musiche, in pieno stile Beat Generation. Ma è proprio la sua imperfezione a renderlo curioso. È lo specchio dell'anima creativa di Robert Frank: un uomo ilare, sperimentatore fino al midollo, che ha fatto dell'arte la sua ragione di vita.
Mi piacciono gli errori in fotografia. A volte funzionano [ride] - Robert Frank
"Don't Blink" è anche uno spaccato sull'America del periodo del Vietnam e sulle sue contraddizioni. Un dialogo ferrato tra fotografia e cinema, tra quello che "riporta in vita" e quello che è destinato a rimanere un "ricordo". Un documentario che ci svela le frizioni delle relazioni coniugali e il peso della responsabilità di sentirsi padre, anche quando i figli decidono di lasciarci prematuramente. Visto oggi, "Don't Blink", a meno di dieci anni dalla scomparsa di Robert Frank, ci fa capire l'enormità del personaggio. Il che lo rende ancora oggi insuperabile.
Puoi visionare il documentario gratuitamente qui (in lingua inglese) o in streaming sulla piattaforma CHILI (con sottotitoli in italiano).

Le tue letture
Altri libri mi aspettano sul comodino. La mia libreria è piccola, ma qualche posto in più per loro son sicuro di poterlo ancora trovare (se ti va di mandarmi qualcosa, contattami pure). Ma ehi! La rubrica non è mica finita qua. Ora tocca a te, alle tue ultime letture e ai consigli che ti senti di dare agli altri. C'è un'area commenti :)


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