Due parole su “The Colourful Mr Eggleston” (2009)

Due parole su “The Colourful Mr Eggleston” (2009)

Questa settimana ho abbandonato momentaneamente i libri sulla fotografia.

Il tempo è sempre meno e i miei mille impegni mi tengono lontano da tutte quelle letture un pò più impegnative che meriterebbero maggiori attenzioni — oltre che una mente più vigile.

Non ho comunque abbandonato del tutto la materia fotografica. Mi sono concentrato sulla visione di qualche bel documentario da poter vedere, senza troppe organizzazioni da matrimonio, in completa calma sulla propria poltrona di casa.

Ho messo gli occhi su The Colourful Mr Eggleston (2009), un documentario uscito inizialmente sulle reti della BBC per il programma IMAGINE, condotto da Alan Yentob, e ormai solo visibile online su Youtube o Vimeo in una qualità più che discreta.

Già dal titolo avrai capito chi è il protagonista di questo documentario. Un certo William Eggleston, fotografo americano noto per il suo stile unico ed inimitabile.

Non ti dice niente? Tranquillo, sei perdonato, non tutti lo conoscono.

Ti dico allora due cose veloci su di lui, prima di buttarmi a capofitto sul “Due Parole su…” di questa settimana — per tutti gli altri passate oltre, se non siete interessati al ripassone su questo autore.

Chi è William Eggleston? 👨

WIlliam è stato uno tra i primi fotografi rivoluzionari ad aver scelto il colore come forma personale di interpretazione della realtà. La sua scelta fu folle per i tempi. Gli anni ‘60-’70 erano stati contraddistinti da una forte vocazione dei fotografi verso il reportage e la fotografia in bianco e nero.

Il colore era relegato all’amatorialità, all’immagine fatta dai principianti o dalle famiglie in vacanza. Sceglierlo come forma principale per il proprio lavoro era considerato un affronto alla vera arte della fotografia — soprattutto se toglieva spazio ad altri autori nelle sale del MOMA o di altre importanti sedi.

© William Eggleston

Eggleston però non ha badato minimamente alle critiche, anzi, ha rincarato la dose, scegliendo di mettere davanti all’obiettivo, non scene truculente o al limite del sublime, ma riprese fredde e distaccate di una quotidiana banalità ritenuta da tutti noiosa.

Anche lui ha iniziato con il bianco e nero, con Bresson e i maestri della fotografia umanista. Arrivato però ad un certa età, ed esperienza sul campo, qualcosa è cambiato. Il meccanismo si è rotto.

É come se il colore lo avesse portato a vedere le cose da un altro punto di vista. Lo ha liberato dal peso del mestiere del fotografo professionista e ha aperto le porte ad un’esplosione di idee e di visioni ancora oggi inspiegabili per molti critici fotografici.

Questo è William Eggleston. Un uomo che ama la fotografia e a cui piace sovvertire i canoni della suddetta. Un fotografo che ha raccontato l’America e che ha trovato la bellezza in qualsiasi cosa lo circondasse. Ha fatto la rivoluzione e oggi siamo tutti qui a ringraziarlo.

Perché guardare il documentario? 🎥

Già solo con queste parole dovresti aver capito l’importanza di questo artista e il motivo per cui dovresti guardare questo documentario (anche con il rischio di capirne ben poco, vista la sola presenza dell’inglese).

Ogni altra parola sarebbe superflua, ma voglio comunque dirtela.

Da studioso di fotografia ho apprezzato tantissimo in questo prodotto la contrapposizione tra l’Eggleston moderno, conscio e maturo nella sua idea di fotografia, con l’Eggleston del passato, inconsciente della grande rivoluzione che aveva messo in atto.

Guardando le sue immagini siamo portati a pensare che sia un fotografo senza una grande cultura o non troppo attento alla forma. Niente di più sbagliato. La sua attenzione alle luce, all’inquadratura e alla scelta del soggetto vanno oltre le nostre aspettative.

La sua conoscenza della camera oscura, come anche degli autori più famosi, è superiore alla media.

Poterlo vedere muoversi in questo video è un’esperienza inimitabile. Abbiamo la sensazione che stia nascondendo, dentro quella pellicola caricata con cura nella sua Leica, l’oro del Klondike.

Siamo curiosi di capire cosa ci trovi in quegli oggetti lasciati a marcire sulla strada o in quei negozi abbacinati dalla luce del sole. Non ci dicono niente, eppure nelle sue fotografie acquistano un significato inesplicabile.

© William Eggleston

Curiosità e Visione. Due concetti che definiscono la sua fotografia e che automaticamente sentiamo ripeterci, come un eco infinito, nella nostra mente.

Alla fine di questo documentario acquistiamo una nuova consapevolezza: quella di aver fatto fino ad ora una fotografia inutile o forse troppo costruita.

William Eggleston cambia tutti, nel bene o nel male.

La visione di questo documentario è quindi altamente consigliata, non solo a chi non lo conosce, ma soprattutto a chi, per sentito dire, o perché troppo rigido nella sua visione della fotografia, dice di non apprezzare il suo lavoro.

Perché pur essendo un uomo semplice, schivo e taciturno, rimane pur sempre un grande fotografo, con una grande visione e con una coraggio da leoni. A volte basta questo per rendere un artista più di quello che può sembrare in apparenza — e poi si sa, i più odiati sono i migliori.

Ti ho detto anche fin troppo. Spero di aver stimolato la tua curiosità e di non averti annoiato fino alla morte.

Ora ti lascio alla tua visione. Io torno a riguardare le immagini di Eggleston, sperando di poterne cogliere qualcosa.

Buona serata e buona visione.

Non sento la necessità di dare un nome o apporre una data sopra le mie fotografie. É già tutto lì dentro, ancor prima di vederle stampate.

~ William Eggleston

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