Due parole su “Failed it!” di Erik Kessels

Due parole su “Failed it!” di Erik Kessels

Questa settimana ho finito di leggere “Failed It” di Erik Kessels: un libriccino che sfrutta la fotografia, quella tipica dell’autore, fatta di archivi e visioni controcorrenti, come strumento esplicativo del concetto di creatività a 360°.

Sono poche pagine, circa un 160, e tutte incentrate verso un tema, per certi aspetti, chiarificatore: fallire non è mai una cosa negativa, anzi, può essere l’inizio di un percorso diretto verso il successo.

Detto così sembra difficile, ma se ci pensi impariamo a fallire fin da piccoli. Sbagliamo a scuola, durante un compito in classe, quando invertiamo le cifre di un irrisolvibile moltiplicazione, o nelle relazioni umane, quando diciamo qualcosa di troppo e feriamo inesorabilmente i sentimenti di qualcun altro.

Siamo sempre pronti a sbagliare e questo non deve essere motivo di vergogna per noi, ma di presa di coscienza di un mondo, che senza fallimento, non sarebbe stato mai lo stesso — vero Pitagora?

Il concetto è globale e tocca anche il campo della fotografia che da anni ruota intorno all’ideale della perfezione e della straordinarietà degli elementi all’interno della scena inquadrata. Pensiamo sempre troppo in grande e perdiamo di vista il punto focale del nostro lavoro.

Erik Kessels ci riporta alla realtà, dicendoci che per poter creare un qualcosa di divertente, efficace ed unico non bisogna per forza essere dei professori di matematica o degli studiosi di semiotica: basta un’idea, folle e radicale al punto giusto da poter ribaltare la situazione.

E dentro al suo libretto ce ne sono tante di idee folli, a partire dalla copertina che è al rovescio — che fastidio — o alla scelta di aggiungere dei lavori davvero bizzarri di altri suoi colleghi provenienti da tutto il mondo.

Tutto è sbagliato e tutto non è stato ancora scritto. Alla fine della lettura di “Failed it” hai la sensazione di aver perso tante opportunità e di esserti fermato troppo a pensare a possibili estetismi del caso o a perfezionismi da laboratorio tecnico.

Erik ci vuole semplici, diretti e appassionati. La fotografia contemporanea è anche questo: prendere un oggetto totalmente insignificante e renderlo grandioso attraverso lo strumento fotografico. Se poi questa fotografia sia stata scattata da noi, o da un totale sconosciuto di qualche paese estone, non importa, conta avere tra le mani l’idea giusta. Tutto il resto verrà da sè.

Un bel viaggio dentro la testa di questo ometto che può tranquillamente insegnare a molti grandi e stimati autori cosa voglia dire fare fotografia nel XXI Secolo. Un volume che ti consiglio caldamente di prendere, se vuoi imparare a vedere le cose da un altro punto di vista — e di questi tempi, caro mio, non è per nulla scontato.

Ora scappo, è stato bello raccontarti di questo libro.

A presto e buona lettura.

Scopri il volume cliccando sull’immagine.

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