I 30000 negativi che documentano l’URSS post-guerra

I 30000 negativi che documentano l’URSS post-guerra

La storia della fotografia ha assistito alla sua ennesima magia. Qualche mese fa, Asya Ivashintsova-Melkumyan ha rinvenuto dalla sua cantina circa 30000 negativi realizzati dalla madre Masha Ivashintsova, fotografa russa attiva tra gli anni ’60 e ’80.

Il piccolo tesoretto è stata una vera e propria scoperta per la ragazza che, in breve tempo, ha compreso di avere tra le mani un pezzo della storia del suo paese.

URSS negli occhi della fotografa russa Masha Ivashintsova

La notizia risale a qualche mese fa. Una ragazza russa, insieme al marito, ha scovato nella cantina della madre, quel luogo dove lei si rifugiava e teneva nascosto il suo “patrimonio”, 30000 negativi mai sviluppati.

Le immagini riprendono istanti della vita quotidiana del popolo russo, in un periodo in cui la povertà, la violenza e la censura hanno raggiunto dei massimi storici davvero devastanti.

La fotografa russa ha scattato migliaia e migliaia di fotografie, un processo che sembra essere stato mosso da una voglia da parte di quest’ultima di evadere, cercando, nei sorrisi e nei volti da lei ritratti, sé stessa o parte della sua anima.

© Masha Ivashintsova

La vicinanza e le relazioni amorose con personaggi di spicco nel mondo artistico, come il fotografo russo Boris Smelov, il poeta Viktor Krivulin e il linguista Melvar Melkumyan, hanno permesso a Masha di partecipare attivamente ai movimenti culturali degli anni ’70 e ’80, concedendogli così l’opportunità di poter essere molto vicina alla gente comune. D’altra parte, questi legami, l’hanno plagiata non permettendogli di prendere coscienza della sua reale capacità artistica.

Le sue immagini ci parlano chiaramente di una Russia in bilico, un paese che cerca la sua identità e che prova con grande forza e coraggio a rimanere in vita, pur avendo delle grosse pressioni economiche e politiche. La figlia Asya racconta di come sua madre tenne nascoste fino all’ultimo le sue immagini e i suoi scritti per paura di essere giudicata o, addirittura, arrestata dallo Stato.

Questo timore tenne lontana Masha dal panorama artistico e culturale, un ambiente che dà sempre lei aveva ambito e che gli era parso essere troppo grande per il suo “occhio” e per il suo cuore.

Grazie a questo ritrovamento possiamo finalmente giovare di una documentazione forbita e ispirata di una parte della Russia che non conoscevamo o che da sempre ci era stata offuscata. La magia della fotografia, quella che non muore mai e che vive sempre con noi.

Il parallelismo con Vivian Maier

La storia di Masha Ivashintsova ci ricorda tantissimo quella di Vivian Maier, fotografa americana che vide esplodere letteralmente la sua popolarità solo dopo la sua morte.

© Vivian Maier

Le immagini della Maier furono ritrovate in un box acquistato da un fortunato signore. Quest’ultimo, dopo aver compreso il valore delle fotografie nelle sue mani, si apprestò a mostrarle ad un vasto pubblico tramite i social e le principali vie di comunicazione.

La Maier, come la Ivashintsova, vivono ancora nelle loro immagini, in quegli istanti di vita che con grandissima sensibilità sono stati catturati e resi immortali tramite il mezzo fotografico.

Le fotografie della misteriosa fotografa russa sono ancora in sviluppo ed Asya è pronta a condividerle in futuro con tutti sul sito ufficiale creato appositamente per sua madre.

Fonte: Mashaivanshintsova.com, Vanillamagazine.it
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