Tra acrobazie da strada, flash diretto e riscatto generazionale, Lorenzo Roncaglione ci mostra l'essenza del movimento Bike Life di Milano

Nel rombo rassicurante di una città in eterno movimento, capita a volte di sentire lo sconcertante stridio di migliaia di gomme a contatto con l'asfalto. Arriva veloce, inquieto come un'allucinazione, riempiendo presto, col rumore, i confini stradali. La creatura che lo produce non è frutto di una fantasia, ma una realtà figlia dei nostri tempi recenti: centinaia di atleti, improvvisati o meno, che sfrecciano con mezzi leggeri a ruote nelle strade di Milano. A vederli da fuori, sembrano un esercito.

«Si tratta del movimento "Bike Life"», mi racconta Lorenzo Roncaglione, fotografo che da anni percorre le strade di Milano con gli atleti del movimento nel tentativo di raccontare fotograficamente le loro gesta e i motivi di tanta passione.

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

La pratica di impennare con le biciclette in strada ha una lunga storia. Parte tutto dall'America, nei primi anni 2000, per poi approdare, negli anni successivi, in Europa. Il fenomeno si diffonde rapidamente grazie ai videoclip musicali e ai video su Youtube di atleti come Little Harry, Jake 100 e Oneway Corey. A far conoscere però il movimento di Bike Life al mondo è soprattutto il regista Lotfy Nathan, che ne racconta le origini nel documentario 12 O’Clock Boys (2013).

Solo recentemente il movimento è arrivato in Italia, in particolare a Milano. La città lombarda è un ambiente culturale fortemente influenzato dalle sottoculture urbane. La sua struttura labirintica e le sue enormi periferie la rendono il palcoscenico ideale per atleti di tutte le età, generi e provenienze geografiche.

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

Come molti progetti fotografici, Milano BikeLife è figlia del caso. «Dopo la pandemia - mi racconta Lorenzo - mi trovavo a vagare per Milano, alla ricerca di qualche occasione fotografica. Dopo un lungo periodo passato a Lisbona e Londra, mi ero abituato a vivere la fotografia di strada all'interno di un ambiente fortemente stimolante. Tornare nella mia città natale non è stato facile. Milano è caotica e non sempre affabile. Tuttavia, in un giorno qualsiasi di noia totale, ho beccato due ragazzini impennare in strada (seguiti, subito dopo, da un folto gruppo di altri atleti). La cosa mi ha molto incuriosito. Così, li ho fermati e mi sono fatto raccontare dove stessero andando e cosa stessero facendo. È stato il primo contatto con il movimento Bike Life. Sono ormai cinque anni che fotografo questi eventi».

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

Il gruppo raccontato da Lorenzo è coeso, rapido, variegato; i partecipanti ai tragitti corrono con biciclette modificate o mezzi di trasporto non convenzionali. Chi partecipa all'evento - chiamato ride - lo fa per mettere alla prova le proprie abilità acrobatiche o per sentirsi parte di una comunità. Unirsi ai giri, infatti, è gratuito; non richiede grandi capacità, salvo quella di conquistarsi il rispetto correndo. Sebbene alcuni atleti siano spesso più esperti di altri, non lasciano indietro nessuno.

«Gli atleti sono perlopiù ragazzi giovani, di diversa estrazione sociale e nazionalità», mi spiega Lorenzo. «Si tengono in contatto tramite i Social Network per conoscere l'orario del prossimo incontro e quali attività si svolgeranno. Durante il tragitto, la comunicazione è importante. Se uno cade, il resto del gruppo si accerta che non sia successo niente. Per quanto all'apparenza sembrino distaccati, gli atleti si aiutano a vicenda. C'è grande solidarietà tra di loro».

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

Le fotografie di Lorenzo Roncaglione si sviluppano attraverso un linguaggio semplice e diretto. Dall'esaltazione del trick in bicicletta si passa velocemente alla costruzione di immagini che raccontano le dinamiche di gruppo. A rendersi testimoni dell'energia dei ride sono soprattutto il colore e il flash, dosati da Lorenzo per restituirci l'espressività di situazioni che altrimenti rimarrebbero piatte. Nelle immagini c'è così azione e posa, tensione e pace, in una formula visiva che segue parallelamente le frenetiche vibrazioni di un movimento imprevedibile.

In cinque anni di lavoro, Lorenzo ha collezionato momenti di ogni tipo. Gare di velocità; amicizie strette a seguito di un polso lussato; atleti diventare adulti. Molti dei suoi soggetti sono rimasti tali, nel nome, nei tratti, nei sogni. La maturità si è insinuata tra i raggi della loro bicicletta, non intaccando però la loro passione sportiva.

Questo sviluppo nel tempo, che mi ricorda Prince Street Girls di Susan Meiselas, getta luce sulle molteplicità della fase adolescenziale, mostrandoci la costruzione dell'individualità dei singoli e delle speranze di un intero gruppo.

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

Il numero di partecipanti ai ride rende difficoltoso stare dietro a tutte le situazioni. Bisogna fare delle scelte. E una di queste, mi dice Lorenzo, è stata quella di provare sulla propria pelle cosa significasse correre nel labirinto milanese uscendone illesi.

Mi racconta: «Dopo aver visto sfrecciare questi atleti in strada, volevo sentirmi anche io coinvolto in quella energia di gruppo e restituirne l'essenza in delle fotografie. Ho così iniziato a prendere parte ai ride sulla mia bicicletta. Essendo dotata di contropedale, potevo scattare con la mia Fujifilm senza tenere le mani sul manubrio. Questo ha fatto la differenza. Scattare con un grandangolo direttamente nel flusso stradale mi ha fatto sentire più coinvolto nella scena. Rischiando anche io qualche infortunio, è come se avessi voluto sottolineare l'importanza del lavoro che stavo svolgendo. Sono riuscito a conquistarmi così la fiducia degli atleti».

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

Un elemento chiave, quello della fiducia, mi sottolinea più volte Lorenzo. Ci vuole fiducia per rimanere sopra una ruota della bicicletta per ore, come anche per fidarsi della narrazione di un perfetto sconosciuto. Perché Lorenzo, come tanti fotografi, è lì per raccontare cosa accade nelle strade senza porre il veto su scelte che, solo apparentemente, e all'occhio della folla, potrebbero risultare "capricci da teppisti".

«Seguo il movimento Bike Life da diversi anni. Mi piace andare in bicicletta, correre con loro. Sono molto contento di aver stretto un legame con questi ragazzi. Tuttavia cerco sempre di rimanere il più oggettivo possibile nella mia narrazione. Credo che un fotografo debba essere in grado di raccontare delle storie senza prendere una posizione. Le mie immagini parlano senza giudicare. E spero che chi li veda possa andare oltre al gesto di imprudenza e alle acrobazie da capogiro».

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

Le parole di Lorenzo aprono a diverse interpretazioni. Il suo lavoro ci mostra la punta di un iceberg di un movimento culturale molto più complesso di quanto si possa pensare. Guardando le fotografie di Milano BikeLife ci si pone tante domande. Chi sono questi rider? Come entrano a contatto con queste realtà? E cosa li emoziona a tal punto da esercitarsi per ore in acrobazie e gare di velocità? Quesiti che toccano Milano come città, soprattutto, ma anche l'adolescenza tutta.

Un'apertura narrativa molto interessante, che anche Lorenzo sta vagliando per i suoi progetti futuri. Perché il rischio di far apparire ogni individuo di questi eventi come un futuro delinquente può risultare una facile conclusione. La realtà è molto più complessa. Lì dentro, nel mucchio, c'è gente come noi. Con sogni. Speranze.

Mi dice in conclusione: «Quella di scavare dentro le motivazioni di singoli individui potrebbe dare una bella svolta al lavoro. Mi capita di parlare con tanti atleti e di scambiarci opinioni. Non ho però avuto modo di approfondire singolarmente le loro storie. Molti di loro sono minorenni. Questo implica, per ragioni diverse, una maggiore attenzione. Organizzare una narrazione, mettendo al centro la loro quotidianità, porta con sé problematiche che vanno analizzate caso per caso. Ma mai dire mai! Ho riscoperto solo di recente il piacere di fotografare a Milano. Dopo tanti anni passati a Lisbona e Londra, praticare Street Photography in un ambiente così è una sfida. E a me le sfide piacciono».

Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione
Dal progetto "Milano BikeLife", di © Lorenzo Roncaglione

Chi è Lorenzo Roncaglione?

Lorenzo Roncaglione è un fotografo documentarista italiano. Inizia a muoversi nel settore fotografia come assistente in studi fotografici di Milano, Londra e Lisbona. Seppur continui a realizzare campagne pubblicitarie per aziende e marchi internazionali, sono le storie ad alimentare la sua ricerca. Con le sue immagini, vuole raccontare personaggi e situazioni meno in vista. Dare luce - come sottolinea lui - a chi sta nel buio. Qui il suo Instagram.

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