DORMIRE: un’attività fondamentale nella nostra esistenza come essere umani; un momento che ci unisce e ci rende simili, permettendoci di poter recuperare le energie spese durante la giornata e di aprire le porte al meraviglioso ed imprevedibile mondo dei sogni.

Guardare dormire le persone, soprattutto se a noi care, ci stimola il sorriso e spesso, se siamo fotografi o amanti dei Social Networks, a prendere in mano la nostra macchina fotografica, per catturare quel momento e conservarlo per sempre nella nostra memoria.

A prescindere dal tuo sesso, dalla tua provenienza e religione converrai con me che dormire è parte di noi e difficilmente lo si può mettere in secondo piano. Può piacere o non piacere, ma tutti, arrivati ad un certo momento della nostra giornata, sentiamo la necessità di sprofondare nel letto e farci rapire, come non mai, da Morfeo.

Ed è proprio qui, in una dimensione di analisi e di ricerca, che si inserisce Ferdinando Scianna e il suo “Dormire, forse sognare”: una raccolta di fotografie che ci racconta il sonno, attraverso tutti i dormienti del mondo.

Immagine di © Ferdinando Scianna

Ferdinando è stato ossessionato da questo tema per anni. Ne ha intravisto un potenziale inespresso, mai trattato da nessuno, se non in forma casuale, e da lui ne ha costruito una serie di fotografie, scattate in momenti e luoghi differenti del nostro pianeta e riunite in un unico prodotto.

Quello che ci stupisce subito di questo lavoro, e che trapela immediatamente dalle stesse parole del fotografo, scritte di getto nella post-fazione del suo libro, è che questo progetto nasce da un lungo ragionamento e ripescaggio dal suo archivio personale.

Ferdinando si è accorto, dopo un lungo periodo, di essersi implicitamente interessato a questo tema e di averlo assimilato, nel lungo tempo di dormiveglia di queste immagini, nel suo cervello. Il suo avvicinamento a questi soggetti, o come lo chiama lui “quasi accanimento nei confronti di questo tema”, lo ha portato a capire qualcosina in più sugli uomini e sulla società e a comprendere, perché il sonno, ci renda così simili — o così diversi.

Il sonno è probabilmente una delle condizioni umane in cui il privilegio si sente di più. Chi ha la possibilità economica dorme protetto, nella sua casa, nel suo letto e nella sua privacy . Niente e nessuno lo disturba e il solo pensiero di essere svegliato da uno sconosciuto non gli passa neanche dall’anticamera del cervello. Per gli altri, invece, è tutt’altra storia. Dormire assume un altro significato.

Il dormire, in una concezione prettamente sociologica e psicologica, è l’atto del recupero, della protezione e dell’abbandono. Quando torniamo nelle nostre case, dimore di passioni e di relazioni amorose, ci sentiamo al sicuro, protetti, e ci lasciamo andare a quello che è un’espressione di totale disvelamento di ogni nostra debolezza e fragilità.

Siamo consci di starci mettendo in una situazione di piena vulnerabilità, in cui tutto e tutti possano carpirci e scuoterci senza ricevere da noi una pronta risposta — tranne se non sei Chuck Norris, in quel caso sono già spacciati. Lo accettiamo, perché in quella dimensione di stasi le probabilità di non aprire più gli occhi rasentano quasi lo zero.

Immagine di © Ferdinando Scianna

I soggetti però inquadrati da Ferdinando, tranne alcune eccezioni, come sua figlia ritratta mentre affronta una dolce pennichella nella stanza dei suoi genitori, non vivono il sonno come forma di protezione, ma come unica forma di sopravvivenza.

Sono reietti, persone indigenti e segnate dalle ingiustizie; sono esseri umani che non hanno casa o un tetto dove tornare e dove poter riposare in santa pace ogni notte; sono individui senza nome e senza famiglia.

Il sonno, in questo contesto, è un obbligo, una forma di sopravvivenza che li spinge a fermarsi in qualsiasi punto delle strade, anche il più scomodo al mondo, per poter riposare i piedi e le membra. Non lo fanno per provare sollievo ma perché è l’unico modo di tirare avanti o per smaltire una lunga sbornia.

Ferdinando ci si avvicina, con quella compassione ed empatia che lo hanno da sempre contraddistinto, e che lo hanno portato a narrare alcune delle più belle e struggenti storia di umanità, per prendere atto della loro condizione, assimilarla ed accettarla come tutte le altre.

I dormienti di Ferdinando Scianna sono così la cornice, l’eccezione, di una società malsana che freneticamente si muove ogni giorno per le strade della città con l’unica ambizione di riscuotere successi e di elevarsi come individui, e mai come gruppo.

Loro sono i derelitti di questo ecosistema, gli individui inconsapevoli di quelli che sono i meccanismi che muovono le relazioni contemporanee e che vivono nel loro universo, lontani dal consumismo e dalle macchine all’ultimo grido. Dormono, sperando che tutto possa fermarsi e possa ricominciare da capo.

Immagine di © Ferdinando Scianna

Una visione che non sembra tanto male ma che cade però inesorabilmente, e velocemente, nel tedio, nell’oscuro, perché ad unirli, in questa profonda disconoscenza del loro ruolo sociale, c’è una maledizione indicibile: quella di non poter mai sognare o riposare del tutto.

I dormienti di Scianna non sognano, o forse sognano troppo, e per questo non avranno mai una prospettiva ottimistica della vita: rimarranno per sempre immersi, e sommersi, nel loro mondo: quella bolla sociale descritta tanto bene da Bauman nei suoi libri e che chiude la strada a chi, per diversi motivi, non può rimanere al passo con i tempi.

Le immagini di Ferdinando ci parlano di questo e lo fanno con un rispetto e una compassione che ci colpisce e ci spinge a chiederci quale futuro spetti a queste persone. Rimaranno per sempre avvinghiate a quella condizione? O finalmente, con l’aiuto di qualcuno, potranno trovare il loro scopo nella vita?

Sono domande senza risposta, che aleggiano in quei visi solcati dal tempo e dalle esperienze e che in quel rumore di sottofondo, dato dal russare di queste persone, acquistano un nuovo valore.

Grazie a “Dormire, forse sognare” ci rendiamo partecipi della loro condizione ed incominciamo a chiederci cosa noi, quelli che un tetto e un letto lo hanno per davvero, possiamo fare per aiutarli. Prenderne atto è il primo passo e Ferdinando, con questa forma di intromissione benevola nei mondi altrui, ci spinge a percorrerlo senza timori.

La copertina di “Dormire, forse sognare” di Ferdinando Scianna. Oggi è quasi introvabile sul mercato.
Fonti utilizzate:
  1. To Sleep, Perchance to Dream (magnumphotos.com)
  2. Scianna Sonno D'artista (repubblica.it)
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