La Cultura Indiana sulla Street Photography

La Cultura Indiana sulla Street Photography

L'India è sempre più fotografia di strada.

Nell'ultimo periodo storico abbiamo assistito, tra concorsi internazionali e workshop a tema, ad un'esplosione incalcolabile di interesse nei confronti della fotografia indiana e dei suoi autori.

Questi fotografi, spesso muniti solo di qualche pellicola, di scarpe comode e di macchinette da quattro soldi, hanno ridisegnato i registri visivi moderni, portando nel settore freschezza, bellezza e punti di vista inusitati.

Vedere la loro fotografia è come ritornare alle origini, a quelle quattro basi che sorreggono la visione fotografica e che la rendono tale. Niente orpelli, niente esasperazioni del quotidiano, ma sola e pura interpretazione dello spazio circostante.

Insomma, ci piace e ci piace molto!

Ma cosa rende, ad oggi, la loro fotografia così speciale? E perché dovremmo studiarla con attenzione?

Street Photography Indiana: quando la magia prende il sopravvento

So che è difficile crederci, ma apri le ultime classifiche dei concorsi sulla Street Photography e ti accorgerai tu stesso che di fotografia indiana, o non europea, ce n'è a bizzeffe.

È incredibile constatare come in pochi anni una cultura fotografica poco diffusa, conosciuta e capita sia diventata un punto di riferimento in un settore artistico in cui l'occidentalità ne ha fatto da sempre da padrone.

La fotografia di strada indiana funziona perché è semplice, diretta e, spesso, imperniata di quell'aurea di religiosità, ironia e magia fortemente presente nella quotidianità di queste persone.

Non ha linguaggi difficili, né registri impossibili, e raggiunge immediatamente il bersaglio riuscendo a stupire per la sua particolarità e per il suo legame con l'invisibile e l'indescrivibile.

Più che cartoline esotiche, mi verrebbe da dire, sono vere e proprie fiabe a cielo aperto.

© Vineet Vohra

Ora, ammetto di essere arrivato anche io ad apprezzare molto dopo questo tipo di fotografia. L'occidente, è innegabile, è già di per se una fucina di immaginari a cui è difficile stare dietro. Inserirne degli altri nel calderone, durante uno studio approfondito del genere, non avrebbe fatto altro che creare ulteriore confusione nella mia ricerca.

Eppure mi sono ricreduto. Ho ritrovato in questo modo di inglobare il mondo dentro l'inquadratura, l'essenza stessa della fotografia di strada. Dopo averlo assorbito tutto quello di cui ti sei cibato fino ad ora ti sembrerà essere tremendamente vecchio ed antiquato.

E il perché è sotto gli occhi di tutti.

L'estrema vicinanza al soggetto, data dall'utilizzo di macchinette spesso punta e scatta, o di obiettivi grandangolari, non lascia scampo, e ci fa immergere con tutto il naso dentro questi immaginari in cui l'impossibile vive a stretto contatto con il possibile.

L'India è particolarmente variegata e gli ambienti a cui ci hanno abituati i fotografi europei, in decenni di fotografia oltreoceano, sparisce del tutto, per accogliere una narrazione pregna di misticismo e di ironia.

In ogni direzione dello spazio narrato viene sprigionata un'energia inverosimile e ogni piano, dal primo fino all'ultimo, è una storia a se stante. In queste immagini non c'è chi ruba la scena a qualcosa o qualcuno ma tutto funziona insieme, armoniosamente, come in uno spartito musicale.

Arriva subito, immediatamente.

La musicalità di questa visione ci è familiare e abbiamo la sensazione di essere trascinati da lei in un universo magico, un luogo preservato dalla corruzione del consumismo e dall'efferatezza del contesto contemporaneo.

In questa dimensione, fatta di performance di vita, che prepotentemente si insinuano nello scorrere delle cose, creando una lacerazione profonda nello spazio-tempo, non esistono confini e tutte le regole vengono, clamorosamente, ribaltate.

L'utopia ha penetrato nelle realtà prendendone prepotentemente le redini.

Da "Singularity" di © Utkarsh Rana

Ma la fotografia di strada indiana è vincente non solo per l'approccio, ma anche per la scelta dei soggetti e per lo studio, quasi pittorico, della luce.

Andando a scavare negli archivi di autori come Vineet Vohra o Dimpy Bhalotia possiamo notare immediatamente come l'aspetto ambientale ed animale giochino un ruolo fondamentale all'interno della costruzione delle loro fotografie.

L'uomo non è sempre il protagonista, il fine ultimo, ma parte integrante dello scenario quotidiano. Il suo è un legame indissolubile con il contesto pubblico. L'ambiente, seppur disorientante, non lo nega in quanto individuo, ma contribuisce a stimolare una visione fatta di pura socialità, di rocambolesche diagonali e di misteriose apparizioni.

Nella fotografia di strada indiana nulla è lasciato al caso e anche gli animali, cani ed uccelli in primis, l'acqua, fonte di vita, e la ritualità, che prende il sopravvento regalandoci delle manifestazioni di umanità al limite dell'intellegibile, compartecipano alla creazione di questi scenari fiabeschi.

Scenari che, fammelo dire, senza le inquadrature sporche, granulose, la luce colta nella sua sacralità e l'eliminazione del colore, non sarebbero la stessa cosa: non manterrebbero viva quell'aurea di misticismo tanto ricercata da questi autori e che rende le loro fotografie delle vere e proprie manifestazioni divine.

La loro, dopotutto, è una fotografia per evadere dalla quotidianità e per continuare a sognare pur stando con i piedi piantati saldamente nella terra ferma. Scegliere di raccontare la propria terra così, con questa enfasi, con questa frontalità, è un messaggio di bellezza universale.

Poterne essere parte, da spettatori, è un premio a cui saremo per sempre grati.

© Koushik Sinha Roy

Insomma, la fotografia di strada indiana è India allo stato puro, quella che non tutti raccontano e quella che passa inosservata negli opuscoli delle agenzie turistiche.

Un India non fatta solo di santoni, mercatini e povertà, ma di purezza, di mistero ed inquietudine. Un India che ti fa sorridere e pensare nello stesso momento.

Mettersi qualche minuto di fronte a queste fotografie può insegnarci a rivedere con occhi nuovi la nostra contemporaneità e a ricordarci che la fotografia di strada è fatta di cose semplici: visione, prontezza d'animo ed istinto animale.

L'unica nostra arma a disposizione è l'immaginazione e tutto il resto, a fronte di questa cosa, passa in secondo piano. Un altro importante insegnamento che poteva venire solo da un paese spiritualmente avanti come questo.

Qualche autore di riferimento (scelto insieme alla Community) 🙋🏻‍♂️

  1. Vineet Vohra
  2. Koushik Sinha Roy
  3. Utkarsh Rana
  4. Dimpy Bhalotia
  5. Raghu Rai
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