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Ti racconto "In Veneto, 1984-89" di Guido Guidi

Ti racconto "In Veneto, 1984-89" di Guido Guidi
Dati tecnici

Editore: Mack

Data pubblicazione: 2019

Macchina fotografica: Deardorff 8X10 (Banco Ottico)

Luogo: periferie tra Treviso, Vicenza, Padova e Venezia

Analisi

Guido Guidi è un esploratore, uno di quelli a cui piace rimanere per ore in luogo alla ricerca di tutti quei dettagli che lo definiscono e lo rendono tale.

La sua fotografia è fatta di attese, di lunghe vedute. Il suo è uno stile semplice, lontano da tutto quel clamore della fotografia giornalistica del periodo e perfettamente rientrante nella nuova idea di "paesaggio contemporaneo".

In Veneto 1984-89 è per certi versi l'espletazione di un desiderio insito da anni nel cuore dell'autore: la voglia di conoscere, approfondire ed analizzare quelle zone centrali del Veneto che non hanno mai avuto una voce.

Guido si trova a casa, in quelle zone di transito che ogni volta ammirava dai suoi abituali viaggi tra Venezia e l'Emilia Romagna, e che lo entusiasmavano come il primo incontro tra un bambino e la "scatola magica" nel salotto.

Egli, come la maggior parte dei cittadini veneti, è a conoscenza della cattiva gestione di alcune aree interne della Regione e vuole, con la sua fotografia, poterle trovare uno scopo, un motivo della loro esistenza.

La sua non è una critica o un'inchiesta giornalistica, ma un modo per trovare bellezza in quelle manifestazioni di urbanizzazione caotica e priva di identità.

Si chiamano "Città diffuse", ma si utilizza anche il termine di "Non-luoghi" per definire queste aree che hanno visto negli anni le conseguenze di scelte politiche sbagliate e di interpretazioni degli spazi insulse. Aree in cui la natura era prima rigogliosa, imperante, e ora deve condividere, con forza, il suo spazio con le strade asfaltate e gli edifici mattonati.

Nelle immagini di Guido percepiamo un tempo dilatato, come se il fotografo si fosse piantato per giorni di fronte ad una scena per catturarne ogni minima porzione e ogni minimo cambiamento di luce.

Tutto sembra terribilmente silenzioso, privo di vita. Anche i colori, seppur caratterizzanti del luogo in cui si trova, sembrano essere scappati vita, lasciando spazio solo a rimasugli del loro splendore e del loro potere salvifico.

Poche persone, tutte immobili e perse nei loro pensieri. A volte appaiono di fronte all'obiettivo, chiedendosi l'esito di quella pratica, altri invece ci rimangono per pochi minuti, per poi fuggire e ritornare alle loro precedenti mansioni. La speranza di un cambiamento, in quei volti, è ormai sparita da tempo.

Guido si sposta tanto, tra diverse città, per realizzare le sue fotografie, ma la sensazione è quella di non essersene mai andato dal luogo della sua prima immagine. Le architetture, prive di appigli o di orpelli, rimangono sullo sfondo ed accolgono, con grande dignità, e tanta indifferenza, tutte quelle manifestazioni di vita che si sviluppano a ridosso della sua presenza.

Cumuli di cemento, di terra e di detriti, lasciati lì in un cantiere infinito dove la visione di un futuro sembra una scommessa già persa in partenza.

A vederle da fuori sembrano zone di transito, quasi fatiscenti e mancanti di una personalità vera e propria. Scenari perfetti per i vecchi film neorealisti italiani e per ridurre al minimo l'entusiasmo di un viaggio on the road: lì, a primo impatto, sembra non esserci proprio niente da vedere (è mai così?).

Un'idea più organica delle strutture, lontana da quella centralità che rende funzionali le grandi città e disorientanti le province. Una concezione di urbanistica e di fotografia che potrebbe non piacere, ma che definisce perfettamente la nuova idea di vita che l'uomo moderno affronta ogni giorno.

Una serie di fotografie in pieno stile Guido Guidi, suscettibili di rimandi poetici ed inclini a sottolineare la necessità di fermarsi, di guardare con più attenzione, perché come dice Guido: le cose si conoscono e si apprezzano solo quando le abbiamo fatte nostre, nel cuore e nella mente.

Chi è l'autore?

Guido Guidi è un fotografo italiano di fama internazionale. Nasce a Cesena nel 1941. Fa parte della cerchia dei nuovi paesaggisti italiani. Gran parte del suo lavoro si incentra sull'analisi della visione e delle sue connotazioni filosofiche, sociali ed artistiche. In parole povere, un voyeur instancabile.

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