Le fotografie di Giordano Cascone ci mostrano una faccia della Bulgaria spesso omessa dai media

A pochi passi dalla caotica Sofia, persiste in Bulgaria una semovente moltitudine di civiltà meno conosciute ai più. Queste generazioni di immigrati, minoranze sociali e lavoratori del terziario, spesso tenute all'oscuro dei viaggiatori sprovveduti, rappresentano una percentuale importante della popolazione bulgara. Qualcuno, potrebbe azzardarsi nel dire, che ne costituisce persino la sua totalità. Se tuttavia la loro mancanza rischierebbe di inceppare un meccanismo ormai ben oleato, di loro si sa molto poco. Come poche sono le immagini che di loro ci vengono mostrate.

Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone

Giordano Cascone è un fotografo siciliano. Da diverso tempo si occupa di raccontare le storie di chi non ha voce. Uno dei suoi ultimi racconti è dedicato alla Bulgaria. Non quella «turistica», ci tiene a precisarmi, «né quella delle sue architetture brutaliste». «Ma quella» , mi dice, «che meno siamo abituati a vedere sui tabloid internazionali: quella di chi la vive lontano dalle città moderne e dalle comodità del consumismo sfrenato». Il suo diario della nazione è fatto di contadini, classi sociali emarginate e luoghi caratterizzati da una natura rigogliosa.

«Questa fase del racconto della Bulgaria inizia a maturare nella mia mente dopo un viaggio di poche settimane fatto con una macchina affittata, in piena solitudine», mi racconta Giordano. «Ero partito con l'intento di fotografare quello che più mi colpiva. Ho scoperto però presto che dietro all'immagine di una terra fortemente raccontata come moderna ci fosse qualcosa che non tornava. Quell'emarginazione di fondo di tante comunità ritenute "diverse", più che un'eccezione, era una costante. Un qualcosa che meritava di essere approfondita».

Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone

Giordano Cascone ritorna così dopo due anni in Bulgaria, costruendo un itinerario fotografico che tocca, tra le tante cose, quei presidi di antimodernismo indotto dalla politica bulgara. Le sue immagini raccontano la quotidianità di piccoli paesi e le vicissitudini dei contadini. Ci mostrano la reiettitudine delle comunità Rom e la faticosa battaglia per i diritti civili delle comunità LGBTQ+.

Il suo stile è asciutto. Alterna colore e bianconero. Natura e uomo. Accusa e decoro. L'utilizzo del grandangolo ci spinge a guardare in più direzioni. Attraverso le inquadrature ci muoviamo in un terreno spinosissimo, un ambiente cacofonico teso verso una narrazione che può rischiosamente trasformarsi in una favola. Un rischio calcolato, che ci mostra una Bulgaria non facilmente etichettabile a priori.

Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone

L'approccio al soggetto è classico. Giordano mantiene la giusta distanza, dando priorità a quello che accade al centro del frame. La prospettiva che si dispiega dal centro verso i bordi esterni dell'inquadratura ci permette di cogliere i dettagli che rendono questi ambienti luoghi di profonda narrazione sottintesa. Molto di quello che vediamo è solo l'apice di un enorme iceberg. Dietro c'è molto di più. Tuttavia, la spettacolarizzazione dell'esotico è inesistente. E' una fotografia incisiva.

Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone

Di immagini mistificatorie, infatti, non ce ne sono. Né, in fondo, di pericolose. Sopraggiunge, al di là dell'incuria di certi contesti, una positività nei volti che ristabilisce gli equilibri. In questo alternarsi tra bellezza e durezza si nasconde un animo che disarma e accalora. «Al contrario di quello che si pensa dei bulgari», mi sottolinea il fotografo, «il popolo è accogliente e molto legato alla propria terra».

Poi continua: «Volevo eludere qualsiasi narrazione che spingesse l'acceleratore sugli aspetti problematici delle comunità rurali e delle classi emarginate. Ma non volevo neanche darne una visione priva di difetti! Questi sono connaturati allo stato delle cose. Il tema dell'emarginazione è parecchio sensibile, ho così cercato di mantenere un equilibrio nel rispetto di chi mi ha concesso l'occasione di raccontare la sua storia. Quando ho potuto, sono andato a fondo del problema».

La necessità di raccontare un contesto fortemente influenzato da un abbandono sistematico dei luoghi a margine delle città ti costringe ad osservare con attenzione ogni piccola variazione del vissuto quotidiano. Il dialogo con gli abitanti o con chi ha subito vessazioni in passato, a causa delle sue origini o del suo orientamento sessuale, non mi nasconde il fotografo, è stato fondamentale per calarsi in situazioni altrimenti fraintendibili. «Mi sono chiesto più volte quale fosse la vera Bulgaria. Quella che sto vedendo qui o quella che ci raccontano i media?», mi dice Giordano, e vedendo la natura delle sue immagini il dubbio viene anche a me.

Le giornate nei villaggi, ad esempio, sono segnate da una distensione temporale quasi surreale. Unica nel suo genere, se vogliamo. Almeno per noi europei di lunga data. In un'immagine, un aereo militare è immerso in un folto bosco. I resti del passato si mischiano all'imperturbabilità della natura, regalandoci una cartolina rivelatrice di un paese inchiodato alle vicissitudini di una società urbanocentrica.

«L'impressione che ho avuto stando lì - dice Giordano - è stata quella di un'immersione totale in una Sicilia di qualche decennio fa. Si passa molto tempo all'aperto e c'è poco spazio per la tecnologia. Ci si sposta in bicicletta e con mezzi trainati da cavalli. Il divario di benessere sociale che si instaura tra città e villaggio è impressionante. Bastano pochi chilometri a rivoluzionare il modello di vita comune. Questo mi ha fatto molto riflettere su come gestiamo le nostre risorse».

Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone

Innegabilmente, la serie sulla Bulgaria di Giordano Cascone ci svela le complessità di una nazione fragilmente ancorata al passato, e che solo ora, dopo una lenta rivoluzione culturale, ha aperto le porte ad un governo di centro-sinistra.

Dopo anni di una narrazione politica incentrata su battaglie populiste, qualcosa in Bulgaria sta cambiando. E, di conseguenza, chi ha vissuto fino ad ora ai margini della società bulgara, straniero o bulgaro che sia, è destinato a vederne i frutti. L'auspicio è che queste fotografie possano diventare presto un ricordo di tempi lontani.

Come in Bulgaria, altre nazioni europee vivono la stessa schizofrenia urbana. Non siamo esenti nemmeno noi in Italia, che sul divario periferie e città, per non dire quello tra Nord e Sud, costruiamo giornalmente la cronaca nazionale. Per questo, sembrano suggerire le immagini di Giordano, continuare a raccontare le storie di chi cerca di non farsi travolgere dagli eventi è di fondamentale importanza, per definire le argomentazioni di un dialogo che non deve avere fine.

Giordano vuole ampliare la sua ricerca. Fotograferà altre sottoculture e racconterà nuove storie. E' convinto che la fotografia possa ancora rendersi utile a mettere in luce chi è invisibile. «Perché solo così», mi svela nei minuti finali della nostra intervista, «si potrà rendere quel divario tra città e villaggi, tra uomini e donne, tra chi ama il proprio genere, o chi non si riconosce in nessuno, meno evidente».

Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone
Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone
Bulgaria, 2026. Immagine di © Giordano Cascone

Chi è Giordano Cascone?

Giordano Cascone è un fotografo siciliano. Da diversi anni si occupa di documentare il proprio territorio e le culture europee. Ha esposto di recente all'Urban Center di Siracusa con una mostra personale dal nome "BULGARIA – Ai confini d’Europa”. Qui Instagram e Sito Web.

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