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Due parole su "L'uomo fotografico" di Fabiola Di Maggio

Due parole su "L'uomo fotografico" di Fabiola Di Maggio

Ciao Rover,

in settimana ho finito di leggere "L'uomo fotografico" di Fabiola Di Maggio, una delle ultime proposte di eMuse editore che ho avuto la fortuna di poter sfogliare ed inserire nella mia piccola libreria ormai straripante di titoli fotografici.

Non leggevo da un pò un saggio fotografico più corposo, aperto all'analisi critica e approfondita dello strumento fotografico. Nelle ultime settimane mi ero dedicato soprattutto alla lettura di articoli e di volumi con sole fotografie.

Sentivo la necessità di ributtarmi, a piccole dosi, e con qualche pagina al giorno, su tematiche leggermente più laboriose, per staccare un attimo la mente dagli ultimi eventi che ci stanno mettendo sempre di più alla prova, psicologicamente e fisicamente, e rilassarmi del tutto.

"L'uomo fotografico" di Fabiola Di Maggio è un saggio vecchio stile - nel senso buono del termine. In circa 100 pagine, l'autrice, che di mestiere fa l'antropologa delle immagini, ci accompagna in un percorso di crescita e consapevolezza delle potenzialità della fotografia nell'ambito contemporaneo.

Quello che mi ha subito colpito, oltre alla copertina, che trovo fantastica (a proposito, la fotografia è di Michele Di Donato) è l'aver introdotto temi che reputo fondamentali nella costruzione di un giudizio più coscienzioso di questo medium oggi sulla bocca di tutti: l'immaginazione e la magia.

Bada bene, sono due parole misteriose, che dette così hanno poco valore ma che nascondono, dietro quel velo fatto di immagini sfocate e di narrazioni surreali, una potenza e un lascito di inesprimibile bellezza, importanza.

Fabiola Di Maggio le affronta, in diversi capitoli, spiegandoci il perché dovremmo prenderle in considerazione e come questi due fattori, spesso ignorati, messi da parte perché poco cool, riescano ad essere l'ago della bilancia tra un lavoro mediocre e uno di livello, tra una pura documentazione della realtà e un'interpretazione di essa: insomma, tra arte e puro esercizio di stile.

La sua è un'analisi ben condita di esempi, di riferimenti. Si parla di storia della fotografia, ma anche di visioni e di autori. Si parla del valore mitico della facoltà fotografica, nata ancor prima dello strumento, ma anche di sperimentazioni, di alchimia e di poesia visiva.

La sensazione che ho avuto, a metà libro, è stata quella trovarmi di fronte ad un volume ben studiato, strutturato per offrirti un punto di vista non propriamente tecnico - non si parla di macchine né di pellicole - ma più incentrato sull'aspetto relazionale dello strumento con il suo fruitore.

Una cosa non da poco, che si vede solo in alcuni contesti più accademici e che spesso, viene spiegato talmente languidamente, da risultare pesante, poco comprensivo.

Quello di Fabiola è invece un saggio trasparente, a cui piace immergersi in lunghe riflessioni e soffermarsi sull'importanza di alcuni temi e di alcuni personaggi. Lo fa bene, tramite immagini e meccanismi che ci servono a capire meglio le cose e a portarci, in un climax di espressioni, al ragionamento centrale di tutto il discorso: la fotografia, in tutto ciò, che ruolo giocherà ancora nella nostra società?

Un ruolo di primo piano, secondo Fabiola, in quella scacchiera multicolore in cui tutte le pedine sembrano essere sacrificabili, tranne una: l'immaginazione dell'uomo fotografico, la vera risposta a questo mondo sempre più confuso.

Una presa di posizione che mi sento di caldeggiare, perché dopotutto, ci credo anche io e sono sicuro che ci credi anche tu, seppur in minima parte.

La vera fotografia non può più essere un privilegio di poche persone. In un mondo moderno, dove tutti comunicano tramite di essa, conoscerla ed approfondirla è il vero passo in avanti verso una rivoluzione visuale e culturale. C'è solo da capirlo. C'è solo da accettarlo.

"L'uomo fotografico" di Fabiola Di Maggio è un libretto che mi ha colpito e che ti consiglio vivamente di leggere, ma non prima di affrontare lo sguardo di altri volumi sempre della casa di eMuse, come Tutto per una ragione. Dieci riflessioni sulla fotografia, oppure quelli storici, di primaria importanza, come Sulla fotografia, Per una filosofia della fotografia e L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica.

Sono sicuro che dopo averli letti lo apprezzerai di più, perché ti metterà in ordine i pensieri dandoti la possibilità di riflettere, con maggior respiro, sui temi proposti da Fabiola nelle pagine del suo saggio.

Credo che leggere questo volume aiuti, in grosso modo, ad iniziare un percorso verso la qualificazione di certi pensieri. La meta, però, come abbiamo ben capito da tempo, sta solo a noi definirla. Scegliamo gli strumenti e i compagni di viaggio giusti. Questo, per me, è uno di quelli.

La fotografia è un'arte impetuosa e per via della spontaneità del suo carattere ogni autore crea delle costellazioni di scintille visuali. E le costellazioni sono storie, fatte di luci che brillano di più e di altre che splendono meno. Tutte, però, sono utili alla conoscenza di queste galassie autoriali dove poesie e narrazioni fotografiche si intrecciano in una mitologia di stelle o di fati che dir si voglia.
- Fabiola Di Maggio

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