Una fantasmagoria fotografica del mercato storico catanese, scritta e diretta da un catanese di nascita.

Noi fotografi di strada amiamo tornare dove siamo stati bene. Una via principale, un mercato, un angolo o una parete: poco importa quando a sopraggiungere in noi è quell'esigenza di prendere in mano la fotocamera e raccontare delle storie.

Sergio Perez fotografa la sua Catania da tantissimi anni e pur non essendo una città come New York, fotograficamente e urbanisticamente parlando, trova sempre un luogo o un motivo per metterla al centro dei suoi interessi e dei suoi racconti.

Recentemente questo suo amore per la città si è trasformato in un libro, A fera ’ô luni (edito Crowdbooks), una fantasmagoria fotografica - nelle parole di Fabiola di Maggio - che ci racconta, in piena salsa street, il mercato storico catanese.

Avendo vissuto a Catania per una buona parte della mia vita, avevo la curiosità di capire come un fotografo potesse ordinare un quantitativo così ingente di immagini per farne un libro. Ne è nata così un'intervista a Sergio, iniziata nelle sale del Sanremo Street Photo Festival e conclusasi via email.

Intervista
TSR: Catania è una città unica nel suo genere. Molti la fotografano di passaggio, dall'esterno, ma pochissimi ne costruiscono attorno dei progetti. Com'è nata l'idea di questo libro?

Catania ha tante anime. Si passa velocemente dalle mete turistiche, dislocate nelle zone centrali della città, a quelle più popolari, caratterizzate da uno stile di vita eccentrico e da un profondo attaccamento religioso.

Fotografo la mia città da anni, in tutte le sue sfaccettature, e per questo mi capita spesso di dedicare parte del mio tempo al riordino delle mie fotografie al fine di pubblicarle online o presentarle a concorsi, mostre e riviste del settore.

In una di queste occasioni sono stato notato da Michele di Donato, che ha intravisto in questa serie sul mercato catanese del grosso potenziale. Dopo aver vagliato diverse possibilità, e constatato insieme il valore del progetto, abbiamo cercato un editore, fino ad approdare al Crowdfunding su Crowdbooks.

A fera ’ô luni (2019-2023) di © Sergio Perez

A fera ’ô luni nasce inizialmente come sfida personale, nel 2019.

Siamo abituati a sentir parlare della fotografia di strada come un genere legato alle immagini singole - il che, molto probabilmente, è vero - ma sentivo comunque dentro di me la necessità di andare oltre il perimetro di quelle quattro cornici e concentrare le mie attenzioni su qualcosa a lungo termine.

Ho scelto il mercato, il luogo a cui tutti noi catanesi siamo legati ma di cui conosciamo davvero poco. Scattare lì è stata una bella sfida.

TSR: Quali sono state le principali difficoltà di scattare all'interno di un contesto ricco di stimoli come questo?

Il mercato è un organismo complesso, in cui la grande varietà di situazioni fa a cazzotti con il poco tempo a disposizione di noi fotografi.

La fiera di Catania, nello specifico, accoglie numerosissime etnie, culture e proposte culinarie. Si vende di tutto, dal cibo più catanese possibile fino a quello importato da paesi asiatici. Questo rende il luogo un coacervo di occasioni succulente, ma anche un labirinto in cui è molto facile perdersi.

Per questo motivo mi sono imposto due semplici regole: rendermi visibile ai miei soggetti - se vai più volte a fotografare nello stesso luogo prima o poi sei costretto a farlo - e concentrarmi su situazioni o disposizioni visuali specifiche.

Questo mi ha aiutato a conoscere meglio codici e dinamiche di questo ecosistema e a farmelo, per certi versi, amico, a maggior ragione durante il periodo della pandemia dove un fotografo, a causa delle restrizioni, destava ancor più sospetti.

TSR: Il tuo libro è la trasposizione fotografica di un possibile documentario ambientato in questi luoghi. Si passa da dettagli del vestiario a veri e propri ritratti a mezzo busto. Mi chiedo quindi, come hai gestito tutti queste sollecitazioni in fase di editing?

Sono partito da un corpus di circa 3000 scatti per poi scendere a 300.

A quel punto mi sono fatto aiutare da Fabiola Di Maggio. Con lei abbiamo lavorato al testo di introduzione ed individuato temi, microstorie e sotto sequenze tra le varie fotografie per legarle insieme e dare così ritmo al racconto.

L'intento era quello di riprodurre, in un certo senso, il ritmo della Fiera.

TSR: Un ritmo dirompente, che spesso coinvolge persone sconosciute rendendole protagoniste assolute di un'opera. Che risposta hai avuto da loro? Ti hanno mai beccato in flagrante?

Mi è capitato di fermarmi a parlare con alcuni dei venditori, soprattutto per spiegare loro il motivo della mia presenza e il fine delle mie fotografie.

Vedendomi girare per quelle zone, con una certa frequenza, hanno iniziato a farsi numerose domande, a cui ho cercato di dare una risposta. Dopo tutto ero in debito con loro: inconsapevolmente erano diventati i protagonisti delle mie immagini e mi sembrava doveroso, quanto meno, renderli partecipi.

A fera ’ô luni (2019-2023) di © Sergio Perez

Per il resto non ho avuto particolari problemi. Pur tenendo la fotocamera in bella vista ero diventato, come si suol dire, invisibile agli occhi della folla: la mia presenza, e la mia fotocamera, oggetti di ornamento più che strumenti di morte.

Devo dire che l'impegno di tutte quelle ore passate in strada hanno dato i loro frutti. Mi sono divertito un sacco e posso ritenermi entusiasta di quello che ne è venuto fuori - il pubblico, per fortuna, ha risposto anche bene!

TSR: Passare tanto tempo in un luogo te lo fa vedere sotto un'altra luce. Questo lavoro ti ha fatto imparare qualcosa, su di te e su Catania?

Ho imparato a dedicarmi in maniera costante ad un progetto. Ho avuto la conferma, come già dettoti prima, che non c’è bisogno di andare da un’altra parte per trovare delle occasioni fotografiche e che, volendo scendere nel particolare, tra le persone scattate alla Fiera, potrebbero esserci ulteriori storie da raccontare.

La fotografia di strada è un modo di “visualizzare” le foto che germogliano nella testa, pian piano, con dolcezza. Te le porti ovunque e si impara ogni giorno, ad ogni scatto, soprattutto da quelli sbagliati e da quelli mancati.

Ma non solo questo. Mi porto dietro anche tutto l'aspetto umano e sociale di un lavoro che ha visto al centro le persone, i loro umori e le loro attività quotidiane.

La Fiera è fatta di lavoro e di sacrificio, di svago e spensieratezza.

Poter assistere a tutto questo, accompagnato da quell’ironia tipica catanese che passa sopra tutto e tutti - clienti e fotografi rompiscatole inclusi - mi ha fatto conoscere un lato della mia città che mi era prima precluso.

Catania, dopo questo lavoro, ha acquistato una nuova luce.

TSR: La parte più difficile dopo il lancio di un libro è ricominciare a programmare il prossimo. A cosa lavorerai ora?

Sto lavorando in parallelo a tre o quattro cose a medio termine, abbastanza diverse tra loro, ma tutte ambientate in Sicilia. Non so quando e se diventeranno qualcosa. Ho anche il libro da promuovere al momento e questa è chiaramente una priorità.

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Chi è Sergio Perez?

Sergio Perez è un fotografo di origini catanesi. È laureato in biologia con studi classici alle spalle. Il suo stile ruota intorno agli accostamenti cromatici, alle bizzarrie della strada e alle piccole narrazioni quotidiane.

Trovi il resto dei suoi lavori su Instagram. Il suo libro qui.

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