Come un taccuino può rendere un fotografo felice

Come un taccuino può rendere un fotografo felice

Negli ultimi mesi ho scoperto di avere tra le mani — o tra le tasche, vista le sue dimensioni — un compagno fedele, uno di quelli che difficilmente ti abbandona nel momento del bisogno. E no, non sto parlando di una nuova ottica fiammante di chissà quale azienda rinomata nel settore, ma di un oggetto di uso comune: un semplice taccuino per appunti.

Vi starete chiedendo in questo momento: cosa potrà mai centrarci un taccuino con la fotografia? Ho potuto constatare l’utilità di questo oggetto durante le mie ultime traversate nelle acque insidiose del mare della Street Photography.

È bastato segnarmi per la prima volta qualche appunto per dare avvio alla magia. Da quel banale tratto, quasi ormai in disuso, ho scovato le sue potenzialità in una direzione più pensata e riflessiva del genere, lasciandomi alle spalle, anche per un solo istante, quell’incessante desiderio di voler sempre essere sedotto dall’imprevisto o dal caso. Il perché di questa scelta? Ve lo spiego subito.

Un taccuino è per sempre.

La scelta di portarmi un taccuino appresso è stata una scelta apparentemente stupida, dettata dall’iniziale idea di voler appuntare, o dare valore, a pensieri ed opinioni su tutto quello che mi circonda.

Ho creduto fosse fin da subito una buona idea — per quanto banale — o comunque un modo diverso per mettere finalmente ordine, grazie alla scrittura, alle mie idee nella maniera più funzionale possibile.

Qualche piccolo appunto che ho preso e segnato negli ultimi mesi.

Sono andato così nel primo negozio vicino e ne ho acquistati tre: tutti dello stesso colore e tutti della stessa dimensione. Li ho divisi per categoria, dedicandone uno solamente alla fotografia. Da lì ho iniziato a portarmelo sempre dietro: soprattutto nelle giornate più disparate e leggere — come una tranquilla passeggiata nelle vie del centro.