Fotografare è avere la piena consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande. Intervista a Giovanni Firmani.

Fotografare è avere la piena consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande. Intervista a Giovanni Firmani.

Giovanni Firmani ha sbaragliato la concorrenza ed è lui il vincitore assoluto dell’ultimo Contest di The Street Rover sul Turismo di Massa. È stata una bella sfida: tutte le immagini in concorso sono state meravigliose ma le sue, tenendo conto del tema, e del mio gusto personale, hanno avuto la meglio su tutte le altre.

Per questo oggi, avendo ancora tanta curiosità in corpo relativa al suo lavoro e al suo modo di realizzare le sue fotografie, non ho resistito e mi sono fatto raccontare, in questa intervista, gli elementi che lo hanno portato alla vittoria, il dietro le quinte della sua produzione fotografica e i suoi progetti futuri.

Giovanni Firmani — Intervista

TSR: Ciao Giovanni! Benvenuto e complimenti per la tua vittoria al Contest.

Ciao Gianluca, grazie a te per aver scelto la mia immagine come la migliore tra quelle in concorso. Sono contento di essere qui.

TSR: Partiamo proprio dal Contest. Hai vinto con una fotografia che unisce l’ironico e l’inaspettato. Puoi raccontarmi le sensazioni che hai provato durante la realizzazione di quest’ultima?

La serie che ho presentato al Contest fa parte di un lavoro più ampio su Roma. In particolare la fotografia scelta da te è stata scattata a Piazza San Pietro in occasione/attesa dell’Angelus.

Sono sempre stato molto attratto dalle scene ironiche e prive di senso. Spesso, quando esco con la mia fotocamera, ricerco scene che possano strappare un sorriso all’osservatore e ripagarmi di un’uscita fotografica vissuta tra il freddo e le occhiattaccie dei passanti.

L’immagine vincitrice del Tourist Invasion Photo Contest 2021 © Giovanni Firmani

Questa del Contest è stata l’apice di un percorso iniziato molto prima. Ho dedicato due giornate intere agli scatti su alcune delle zone di Roma più frequentate dai turisti. Ne ho collezionate diverse durante il tragitto ma questa, dal mio punto di vista, è una delle migliori.

Vedere questo individuo affrontare con ironia e scherno questa “scalata virtuale verso il prossimo sanpietrino”, nel bel mezzo di un rito religioso, ha attratto fin da subito la mia attenzione. Non potevo non registrare questa scena con la mia fotocamera. Sarebbe stato un vero sacrilegio!

TSR: Quindi potremmo dire che l’ironia fa parte del tuo linguaggio fotografico. O c’è dell’altro?

L’ironia è sicuramente una parte importante del mio personale modo di vedere le cose in strada, ma non è l’unico elemento ricorsivo nelle mie fotografie.

Ripongo molta attenzione a tutto quello che gira intorno all’apparato formale e compositivo delle scene inquadrate. Cerco di dare importanza ad ogni elemento, umano od inanimato, evitando di offuscarne qualcuno durante la fase di ripresa.

Il mio obiettivo è quello di trasmettere le sensazioni che ho provato al momento della realizzazione di una mia fotografia. Una cosa difficile, lunga e travagliata, ma quando mi riesce so di aver raggiunto il risultato sperato.

TSR: Stai costruendo pian piano il tuo stile personale. Alterni tra bianco e nero e colore, come da un approccio ad un altro. Come definiresti il tuo stile in tal senso?

Il mio stile è tutt’ora influenzato da quelle che sono state le mie esperienze di vita, i miei studi e il mio amore nei confronti del cinema classico.

Pur essendo un amante del bianco e nero, sto pian piano avvicinandomi verso il colore che reputo essere oggi il miglior traduttore visivo delle mie emozioni e dei miei pensieri.

Non ci sono grandi segreti dietro al mio modo di interpretare la realtà che mi circonda. Avendo bene in mente le opere di fotografi come Martin Parr e Alex Webb, cerco come loro di farmi trascinare dalla fascinazione della vita della strada.

© Giovanni Firmani

Mi muovo con molto sicurezza, tenendo sempre in mano la macchina fotografica e cercando, come uno studioso di chimica, tutti quei legami tra luce, situazioni e sensazioni che possano dare un senso a quelle manifestazioni di esistenza che mi si parano davanti.

Non scatto mai solo per il semplice gusto di farlo, ma per trovare una ragione a tutto quello che ci anima e ci accomuna come esseri umani. Essere consapevoli di avere un ruolo in tutto ciò credo sia di vitale importanza.

TSR: Ti senti quindi vicino alla filosofia della fotografia di strada?

La street è per me una scoperta relativamente recente. Ho conosciuto alcuni docenti che mi hanno fatto conoscere il genere ed alcuni autori. Non credevo che mi sarebbe piaciuta così tanto da mettere da parte tutto il resto e proseguire solo per questa strada.

Non so cosa mi affascini di più, se l’imprevedibilità delle situazioni o la possibilità di poter trovare la bellezza nel quotidiano. Ma se dovessi dirtene solo una ti direi che è l’essere parte attiva della scena, in tutto e per tutto.

Una cosa per cui ti innamori subito e che vorresti fare per tutta la vita. Per questo, l’impossibilità di non poter uscire a fotografare, durante il periodo della pandemia, è stata un grosso peso per me. Per fortuna le cose stanno tornando pian piano alla normalità e spero di poter tornare presto a fotografare come prima.

TSR: Nuovi progetti in vista?

Sto curando in questo momento approcci più intimistici al genere della fotografia di strada. La mia idea è quella di dar vita a piccoli progetti, di circa 20 fotografie, che vadano oltre gli estetismi e che si concentrino sul narrare una storia.

Dal punto di vista invece umano, mi piacerebbe prendere parte a qualche collettivo per avere un feedback immediato delle mie fotografie e poter realizzare, insieme ad altri, dei progetti a lungo termine. Sarebbe davvero molto proficuo.

TSR: Quindi non ti spaventa realizzare progetti a tema Street Photography?

Ho una visione costruttiva del genere e per questo preferisco evitare tutta quella fotografia dell’inutile, fatta di effetti spettacolari, e dove spesso si fatica ad identificare il luogo dello scatto, per invece concentrarmi su cose più delineate e comprensibili.

Per cui lavorare su temi più specifici e dare vita e serie e progetti mi piace molto e sto cercando di portare avanti questa prerogativa con tanta costanza e passione. La Street Photography è anche questo.

TSR: Cosa consigli a chi si vuole avvicinare al genere?

Consiglieri innanzitutto di sforzarsi di studiare le caratteristiche e la storia del genere, per capire se sia la scelta giusta per lui. Molte volte ci si avvicina alla Street Photography senza apprenderne prima le basi o conoscerne le peculiarità.

Il fotografo di street non può essere totalmente indifferente a quello che gli accade intorno. È parte attiva della scena e in qualche modo non può restarne fuori registrando in maniera asettica quello che vede.

© Giovanni Firmani

Consiglio sicuramente di avvicinarsi a degli autori, guardando il loro modo di lavorare relazionandolo ai lavori che presentano o che hanno pubblicato nel tempo.

Ed infine cercare un proprio stile, per evitare di far vedere cose già viste in passato. Questo è più difficile ma con il tempo arriverà per tutti.

Ringrazio infinitamente Giovanni per il suo tempo. Se ti fosse piaciuta quest’intervista condividila e passa la voce. Puoi approfondire il lavoro di Giovanni sul suo profilo Instagram.

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