Fotografare è la mia forma di meditazione preferita. Intervista a Laura Pierangeli.

Fotografare è la mia forma di meditazione preferita. Intervista a Laura Pierangeli.

Per molti la fotografia di strada è causalità, mista ad umorismo e spirito d’avventura; per altri una sfida perpetua contro il tempo impertinente e lo spazio arbitrario. Un ricettario infinito e senza dogmi, che spesso dà vita ad immagini frutto di scelte prese sul momento e di incontri fortuiti.

Laura Pierangeli è tra le fotografe italiane che sta tentando, con un percorso fatto di innumerevoli esperimenti, e di momenti catturati nella sua memoria, di trovare le giuste dosi di questa ricetta segreta, al fine di scovare il suo posto nel mondo e far sentire la propria voce.

Dopo varie selezioni per le Weekly Selections, e qualche parere scambiato via Social Networks, oggi la intervisto qui per te, sperando che tu possa trovare nelle sue parole, e nelle sue straordinarie immagini, il giusto stimolo a continuare, anche tu, la ricerca di un posto felice in questo mondo. Buona lettura!

Laura Pierangeli — Intervista

TSR: Ciao Laura! Grazie di essere qui.

Ciao Gianluca, grazie a te per l’invito.

TSR: Dalla visione delle tue immagini sui Social Networks ho potuto constatare un percorso in salita, fatto di tanti esperimenti e di diverse modalità d’approccio. A quale pensi di essere ora più vicina?

Si, nel tempo ho sperimentato diversi approcci e modalità di scatto per cercare di capire cosa mi potesse interessare e quali soggetti, o scene, potessero entrare a far parte della mia personale narrazione del teatro della vita.

Da amante dell’arte, sono sempre stata interessata all’aspetto compositivo e della luce, e come puoi vedere tu stesso, nelle mie immagini, questi due fattori hanno avuto, e ancora hanno, un ruolo cardine nella definizione del pathos dell’istante catturato.

© Laura Pierangeli

Attualmente devo ammettere però che mi piace utilizzare una focale corta ed avvicinarmi il più possibile alle persone, in modo tale da avere l’impressione di essere al centro del momento e di poterne assaporare ogni possibile sfumatura e variazione.

Fondamentalmente cerco di dimostrare che la strada è il più grande teatro a cielo aperto esistente al mondo, un luogo dove in maniera assolutamente diretta e naturale è possibile interagire con altri esseri e vedere ad occhi aperti la bellezza dell’esistenza umana.

L’essere vicina ai miei soggetti, raccontare delle storie e farlo con chiari intenti umoristici è l’approccio che sto tentando di far diventare il mio principale.

TSR: Questo tuo essere molto vicina ai tuoi soggetti, quasi a sfiorarli con il tuo obiettivo, ti crea una grossa difficoltà nell’approccio? O la vivi in maniera disinvolta?

Avvicinarmi ai miei soggetti fa parte del gioco. Ci ho fatto ormai il callo. Non mi piace rimanere a distanza da loro ed osservare cosa accade senza sentirmi partecipe o testimone di quell’evento. L’essere presenti fa ormai parte della mia filosofia di vita, oltre che di quella fotografica.

Per questo cerco di avvicinarmi a loro rimanendo il più possibile “invisibile”. Questo comporta spesso una grande velocità di scatto, con una conseguente piccola percentuale di errore dovuta a tutte quelle imprecisioni del caso (ma se non si rischia, che gusto c’è?).

Le persone mi notano, si, ma cerco di mantenere sempre ben saldo il mio sorriso e a continuare imperterrita per la mia strada. Spesso i miei soggetti sono talmente sorpresi di essere l’oggetto delle mie attenzioni fotografiche, che quando si rendono conto di cosa sta succedendo, è già troppo tardi. Rimanere concentrati è alla base di tutto.

TSR: A proposito di soggetti, ce n’è uno che torna spesso nelle tue fotografie, ed è Roma. Com’è scattare fotografie di strada nella città più famosa al mondo?

Roma fondamentalmente è “casa” e questo ha i suoi pro e i suoi contro. La cosa positiva è che mi muovo in maniera disinvolta in qualsiasi situazione, perché conosco i luoghi e il carattere delle persone con cui interagisco; dall’altra parte corro il rischio di perdermi qualche frammento, qualche scena, a causa di quell’aspetto abitudinario che ci porta a tirare dritto invece di fermarci a guardare.

Come ogni grande città Roma è perfetta per fare Street Photography, perché le interazioni uomo/ambiente sono molteplici e le scene ricche di enfasi. Credo comunque che non ci siano luoghi inadatti a questo genere di fotografia. L’importante è saper essere buoni osservatori ovunque ci si trovi.

TSR: Osservatori, ma anche comunicatori. Cosa vuoi comunicare con le tue fotografie?

Mi piace pensare che sono una testimone, non del mio tempo, ma del mio spazio. Nelle mie immagini cerco di mettere humor, tenerezza, scene grottesche e dramma: tutto quello che sento dentro di me, che accade intorno a me e che può essere compreso da tutti.

Questo presuppone un grande lavoro di tipo introspettivo, fatto a priori e in altre sedi, che poi vado a tradurre all’interno delle mie fotografie per poterle rendere uniche e personali.

© Laura Pierangeli

Quello che amo delle mie uscite fotografiche è il non avere mai pensieri prefissati nella mia testa. Esco in strada con la mente libera e con l’intenzione di farmi stupire da qualsiasi cosa il destino deciderà di mettere sul mio cammino.

Per questo porto sempre con me la mia macchina fotografica. Il solo pensiero di potermi perdere un momento, a causa della mancanza di uno strumento di registrazione, mi fa stare male. Amo così tanto quello che faccio da credere che non ci sia nessun impegno inderogabile che possa portarmi a rimandare una mia uscita fotografica. La fotografia viene sempre prima di tutto.

TSR: Fai parte di un collettivo appena nato. Quanto credi sia importante relazionarsi con persone che scattano fotografie con la tua stessa filosofia?

Credo che lo scambio di idee, interessi ed osservazioni sia fondamentale, in qualsiasi settore della vita, tanto più in quelli dove la creatività ne fa da padrone. Nel Collettivo.21, di cui faccio parte, ci appoggiamo a vicenda e discutiamo spesso di come migliorare e migliorarci come fotografi.

Avere un gruppo che ti incoraggia a crescere, e a vedere le cose da punti di vista differenti, ti fa vivere il tuo percorso come una sfida, ma non come una di quelle complicate, ma bensì come una di quelle di cui l’obiettivo e la meta sono ben visibili alla fine della scalata.

Per chi ha la possibilità di confrontarsi con altri, e di farlo di persona, consiglio di non avere paura e di sfruttare quest’occasione. Possibilità come queste aiutano a credere di più in se stessi e in quello che si porta avanti.

TSR: In ultimo, cosa consigli ai lettori che si vogliono avvicinare al genere della fotografia di strada?

Penso che se senti il richiamo della strada non puoi starne lontano, per questo consiglio sempre di uscire spesso, con continuità, per scattare e per imparare ad osservarsi intorno. Si può farlo anche senza fotocamera, l’importante è non tirarsi indietro.

Con il tempo, diventerà più naturale dare adito a quella necessità di catturare una scena ed imprimerla nella propria memoria. Bisogna prendersi il giusto tempo ed ascoltarsi senza sforzarsi nel voler per forza ottenere immediatamente dei risultati.

Ah, e soprattutto, consiglio di non dimenticare di divertirsi, perché questo genere è lontano dai riflettori e dalla pesantezza della vita, ed è questo a renderlo davvero speciale ed unico.

Ringrazio infinitamente Laura per il suo tempo. Se ti fosse piaciuta quest’intervista condividila e passa la voce. Puoi approfondire il suo lavoro sul suo profilo Instagram.

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