Joe Rosenthal è un fotografo americano, tra i più famosi ed osannati al mondo. Il suo nome ricopre le principali pagine della storia della fotografia. Il suo scatto più famoso è diventato il simbolo della fine della Seconda Guerra Mondiale: l’issamento, da parte dei soldati sul fronte nemico, della bandiera americana ad Iwo Jima (1945). Ma cosa si nasconde dietro a questa immagine forse troppo perfetta?

Quando l’importanza di uno scatto soppianta tutto il resto

La fotografia mente spesso, ma non lo fa per cattiveria. Quando uno scatto è talmente costruito bene è facile ricadere in certi sotterfugi imbastiti dagli stessi fotografi. Lo sappiamo bene, ne abbiamo parlato spesso nel blog.

Ma non è sempre tutta colpa di chi preme il bottone. In questa drammaturgia, il lettore, ha la sua parte: si fa prendere troppo la mano, vede più di quello che c’è nell’immagine e crea dei mondi sconosciuti, a volte discordanti con l’idea iniziale dell’autore.

Alla prima lettura di una fotografia decidiamo se interpretare le vesti dell’aiutante o dell’antagonista dell’intera opera. Accade sempre, sia che tu sia un fotografo professionista o uno spettatore esterno. Sta a noi decidere da che parte stare.

© Joe Rosenthal

Uno degli ultimi paragrafi del libro di Michele Smargiassi, “Un’autentica bugia. La fotografia, il vero, il falso.”, si concentra proprio su alcuni dei tranelli fotografici più famosi al mondo: storie di immagini che, vuoi per motivi politici, vuoi per decisioni prese alla svelta, hanno spaccato l’opinione pubblica, creando dei dibattiti ancora tutt’oggi vivi.

La mitica fotografia di Joe Rosenthal fa parte di questa segreta setta di immagini che, al tempo della loro pubblicazione, si sono presentate altezzosamente di fronte al pubblico come vere e proprie rappresentazioni di una realtà inconfutabile.

La cosa meravigliosa, o spaventosa, dipende dai punti di vista, è che la fotografia si è arrogata il diritto di diventare un’icona. Niente e nessuno glielo ha chiesto, neanche il fotografo, che al momento delle domande dei giornalisti sul come avesse realizzato quest’immagine, pensava si riferissero ad un’altra, tanta era la poco fiducia riposta in questo scatto (i fotografi mandavano i rullini ai giornali e molto spesso vedevano le foto solo dopo essere state pubblicate).

Nell’inquadratura i soldati issano la bandiera. La guerra contro il male è vinta. L’America, come tutti coloro che hanno partecipato a questo scontro di immane violenza, possono tornare a casa soddisfatti, felici. Il bene ha vinto sul male.

Un’icona favolosa, niente da eccepire, perfetta nella sua composizione e indimenticabile nella sua realizzazione. Quello che però vi sbalordirà sapere è che è una ricostruzione post-scontro. I soldati stanno sostituendo, con completa calma, la prima bandiera issata dopo la fine della battaglia.

Il loro capitano, Forrestal, vuole salvare il simbolo della vittoria, per questo manda immediatamente una pattuglia per portare in salvo la bandiera originale. Ne trova un’altra sulla nave e la consegna ai soldati, ordinandogli di sostituirla per le fotografie di rito.

L’immagine realizzata alla fine dello scontro da Louis Lowery, sergente dell’esercito americano. Sullo sfondo la prima bandiera issata dopo la fine della battaglia.

Rosenthal si trova lì, vede la scena e quasi la manca, a causa del passaggio di un cameraman nell’inquadratura. Scatta alla cieca e si prepara a farne un’altra, con tutti i soldati in linea davanti alla bandiera.

Lo scatto più famoso al mondo, prima sulla bocca di tutti per la sua aurea di “momento storico irripetibile”, è frutto di un malcapitato equivoco. Rosenthal, senza volerlo, dà l’idea di un America compatta, indistruttibile, infaticabile, che riesce ad issare una bandiera anche alla fine di uno scontro fatidico e distruttivo.

A proposito di bandiere e di fotografie storiche…
No, non è l’ennesima puntata di “Divertiamoci con le bandiere” di Sheldon Cooper (personaggio della famosa Serie TV “The Big Bang Theory”)” e neanche un leggenda metropolitana campata in aria da qualche saccente studioso, ma solo un ulteriore conferma di come la storia della fotografia nasconda, a volte, delle

È bastato questo per dare avvio ad una vera e propria mania: magliette, cappelli, adesivi e gadget di ogni genere. La fotografia di Rosenthal è diventata la star del momento in un batter d’occhio.

Gli Americani lo osannano, e anche noi Europei, dall’altra parte dell’oceano, ci felicitiamo di questa grande operazione artistica.

A nessuno, neanche dopo l’ammissione dell’autore della sua effettiva ricostruzione, vuole cambiare idea: è lei il simbolo della vittoria e della giustizia. Un bel esempio di come la fotografia riesca molte volte ad unire un popolo anche quando non era minimamente nei suoi piani. La foto sarà pur falsa, si, ma è davvero così importante per noi?

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