La Cultura Inglese sulla Street Photography

La Cultura Inglese sulla Street Photography

L’Inghilterra e la buona fotografia sono da sempre stati amici per la pelle. Storicamente gli Inglesi hanno contribuito attivamente allo sviluppo artistico e tecnologico del mezzo fotografico. Con loro, la fotografia, si è evoluta, togliendosi di dosso il peso attribuitogli dagli intellettuali di sola “registratrice della realtà” e diventando, nel lungo periodo, un’arte pregiata ed idolatrata.

Sono passati tanti anni e ancora oggi l’Inghilterra è al centro dei nostri interessi. È un paese dalle mille sfaccettature: alcuni lo amano, definendolo uno dei più belli al mondo, altri invece lo odiano, come se fosse la terra delle disgrazie e delle sciagure da cui starci lontano per qualsiasi motivo.

Se c’è però una cosa per cui tutti ci troviamo d’accordo all’unisono, oltre al fatto che non sanno cucinare, e ti sfido a trovare chi dice il contrario, è il suo contributo positivo nel campo della Street Photography.

Gli Inglesi ci sanno fare, è inutile girarci intorno. A poche bracciate dai cugini francesi, patrocinatori di uno stile fotografico inconfondibile, e a qualche km di distanza dai fratelli di lingua americani, i veri e propri padri di questo genere, il popolo inglese è forse uno dei popoli che meglio di tutti ha assorbito in pieno la filosofia della fotografia di strada.

Oggi, se abbiamo la possibilità di poter realizzare le nostre immagini, e di poterlo fare bene, con i giusti riferimenti, e con i giusti stimoli, è anche merito loro. Ma cosa li rende davvero così speciali?

Street Photography Inglese: l’esasperazione del ridicolo (o dell’apparente tale)

Ma cosa mangiano gli Inglesi a colazione oltre alle salsicce e al bacon sulle uova? È una domanda stupida, ma a volte sono più che convinto che condiscano le loro pietanze con qualche strano intruglio magico, munito di agenti estranei, e di chissà cos’altro, per potenziare le loro abilità fotografiche e farci risultare, a noi amatori, delle mezze calzette.

Vedendo la fotografia di strada inglese ho da sempre avuto la sensazione di trovarmi di fronte a dei mondi sconosciuti, affettati. Tutto sembra così assurdo e così dannatamente folle. Non c’è una cosa che stia al suo posto: il mondo, negli occhi degli Inglesi come Martin Parr o Tony Ray Jones sembra poter implodere da un momento all’altro.

Come poter definire la loro Street Photography in poche parole? È difficile, se non impossibile. Da una parte vedi questi personaggi, immersi in situazioni insondabili, che si comportano come se stessero interpretando il ruolo del buffone del paese: un ruolo che gli si addossa per pochi secondi e che trasforma ogni cosa in una tragicommedia in un unico atto.

Ma tutto d’un tratto, lo stesso fotografo, attirato precedentemente da quelle scene surreali, si lascia andare alla malinconia e alla compostezza, dando vita ad immagini quasi perfette, ben composte e studiate nei minimi particolari.

Quanto sono folli questi Inglesi?

Passano da uno stile all’altro. In maniera quasi automatica ed inconscia. L’unica cosa, che sembra permanere nella loro visione, è una certa forma di crudezza e di spirito goliardico.

In pochi istanti veniamo trasportati in delle dimensioni aliene in cui anche l’oggetto più insospettabile diventa il protagonista indiscusso della scena: il vero mostro dell’opera.

È come se tutto quello che venisse inquadrato avesse un potere nascosto, pronto ad essere sprigionato nel momento in cui il fotografo preme il pulsante di scatto. E non è difficile capire il perché amiamo le immagini di questi autori: sono ridicole, divertenti e stranamente appaganti.

Ci fanno sentire vivi e fortunati di vivere in un mondo che fa della diversità, e delle relazioni umane, il suo più grande pregio.

Sembra non esistano regole per gli Inglesi. La loro Street Photography varia dal bianco e nero puro, al colore più sgargiante; dal totalmente narrativo, al totalmente formale. Quello che spicca è quasi sempre questa nota ironica, tipica della cultura inglese, fredda e distaccata, che ci fa sorridere, anche in scene che normalmente non dovrebbero divertirci.

C’è un pò di America nelle loro immagini, ma anche una profonda vena europea. Le due istanze si uniscono spesso e si mescolano con una tale intensità da risultare quasi impossibile non rimanerne estasiati a lungo.

Sondano il terreno, concentrandosi spesso sui particolari e sulle stranezze. Nei loro fotogrammi troviamo spesso visi accigliati, truccati e fortemente plastici: largo spazio alle persone, ma anche al luogo che, sinteticamente, definiscono la loro cultura e il palcoscenico in cui si muovono i loro soggetti.

Di solito una copertina non basta a definire un buon libro, però nel caso degli Inglesi, è proprio lo strato superiore, quello messo ben in mostra, a dar vita ad una serie di situazioni in cui il Kitsch e l’assurdo prendono una forma di invidiabile natura, quasi iperbolica ed incredibile.

Credi che sia ancora possibile definire adeguatamente la Street Photography Inglese? Direi di no, perché proprio quando pensiamo di aver colto tutto e visto tutto di questo straordinario popolo, ritorniamo indietro, perché un altro folle, come Nick Turpin, ha voluto invece far dell’emozione e della malinconia la sua arma per entrare nei nostri cuori.

Niente di definito e niente di davvero concluso. La fotografia di strada inglese coglie da diversi mondi: dalla storia dell’arte, con una forte inclinazione verso la pittura romantica, fino alla letteratura classica.

Si appiglia a tutto e lo fa meravigliosamente bene. È come se avessero dei super poteri: ogni cosa, che passa dal loro obiettivo, diventa straordinariamente interessante. Tra tutte le altre culture fotografiche analizzate fin ora, sono forse quelli con un’elasticità mentale e di spirito non riscontrabile altrove.

Per chi pensava che fossero solo un popolo dalle battute ridicole e dall’impertinente orgoglio, si dovrà ricredere: la loro fotografia ci fa da insegnante e noi, studenti fuori corso, non possiamo che esserne grati.

Credo che oggi, dire che basti guardare come scattano i fotografi inglesi, per conoscere l’Inghilterra, non sia poi così tanto un’esagerazione, ma la pura verità.

God saves the Queen! Ma anche i fotografi inglesi che, per noi comuni mortali, sono anche meglio della regina.

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